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Hillary Clinton e il debutto dei vip su Twitter
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giu11

Hillary Clinton e il debutto dei vip su Twitter

posted by Laura Carcano

- «Mettiamoci anche questa cosa della messa in piega nella bio! Hair icon, fa subito simpatia…» - «L’esperto di Twitter sei tu. Fai un po’ come credi» – commenta lei nervosa, tirandosi i capelli dietro le orecchie. Hillary Clinton apre un account su Twitter e lo fa sfoggiando la Best Bio di tutti i tempi. «Moglie, madre, sostenitrice di donne & bambini, FLOTUS, senatore, segretario di Stato, scrittrice, proprietaria di cani, hair icon, amante dei tailleur, demolitrice del tetto di cristallo, TBD». Nel suo primo tweet ringrazia per l’ispirazione gli irriverenti Stacy Lamb e Adam Smith, autori di @textfromhillary e dell’omonimo Tumblr, ovvero quelli che più l’hanno perculata sul web mentre lei dalla rete si teneva ben distante. Insomma, Hillary Clinton arriva su Twitter alla grande, sfoderando una serie di best practice da far invidia a Melissa Satta (o quasi). Ma non è mica cosa da tutti. I famosi si trovano davanti a molte insidie. Non sono tempi facili. Su Twitter oggigiorno non si entra, ma si DEBUTTA. E al braccio del cadetto sulla pista da ballo non ti puoi certo presentare in bermuda stampa tropical e stivaletti peep-toe. Gli interrogrativi sono moltissimi, sfiniscono il vip e lo distolgono dall’intenzione di aprirsi un account. 1) Metti che scrivi qualcosa e sbagli, finisci subito sui giornali. Si sa. 2) Farei bene a twittare “buongiorno” a inizio e “buonanotte” a fine giornata per far capire ai miei fan che ho la piena percezione della realtà in cui vivo? 3) Postare più o meno di trentasei foto al giorno del mio animaletto domestico? E quante dei miei capelli arruffati e sbarazzini e tanto, tanto buffi? 4) E poi ci sono scelte complesse che non so fare: seguire come tutti Gianni Riotta anche se non usa articoli e preposizioni, oppure non diventarne follower e mantenere integro il mio sistema nervoso? … Ecco, io ho la risposta a queste e ad altre 15.602 domande che l’incauto vip potrebbe prendere sottogamba, o dalle quali potrebe farsi pietrificare. Vorrei quindi vendermi ai prossimi vip su Twitter come Personal social media strategist di fino per nomi noti. Un lavoro della madonna, diciamocelo. In fondo la regola è una sola: sembrare un tantino meno stronzi di quello che si è in realtà. Un tantino basta....

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La rotazione dei grillini e quella degli zapatisti
  • LA RUBRICA PER FARLA BREVE
giu04

La rotazione dei grillini e quella degli zapatisti

posted by Laura Carcano

Dopo la democrazia partecipativa, ecco la democrazia del “farsi da parte”. Sarà che sono Maya, e sono abituati a ridere di noi, com’è successo con quello scherzo della fine del mondo. Ma tu prova a spiegargli la rotazione del Movimento 5 Stelle per vedere se ti prendono sul serio. Nei Caracoles messicani si ruota ogni settimana. Se sei l’eletto di turno, partecipi alla giunta del Buen Gobierno. Allora prepari un bagaglio e a piedi o a cavallo raggiungi la capitale del tuo Caracol, dove si raccontano i problemi locali e si fanno le leggi territoriali buone per tutti. Se poi hai un’auto blu, o di un altro colore, puoi usarla. Chi rimane al villaggio si occuperà dei tuoi figli, della tua casa e della tua attività lavorativa per quel po’ di giorni. Puoi anche portare con te la famiglia, ai tuoi terreni agricoli o alle tue bestie ci penseranno comunque al villaggio. Non è previsto uno stipendio né un rimborso spese. Devi essere una persona in gamba, aver compiuto 15 anni e parlare lo spagnolo, unica lingua comune. Se sei bravo, potresti tornarci spesso. La rotazione zapatista viene fatta perché nessuno dei partecipanti alla vita politica possa risentirne dal punto di vista economico o sociale. La rotazione grillina è l’esatto contrario: viene fatta perché nessuno partecipi troppo attivamente (o troppo bene), traendone vantaggio dal punto di vista economico o sociale. Insomma, è l’idea che la buona democrazia non sia “partecipare”, bensì “farsi da parte”. Il ché forse la dice lunga sulla predisposizione etica degli zapatisti e su quella dei politici nostrani. I primi non vanno trattenuti troppo, anche se magari ci piacerebbe. I secondi bisogna toglierseli dai piedi, perché destinati a diventare degli stronzi. Riccardo Nuti prende il posto di Roberta Lombardi alla Camera. Ruotano i portavoce del Movimento 5 Stelle. Presto anche Vito Crimi potrà ritrovare il sonno (qui, inserite una battuta a piacere sui suoi sonnellini). L’idea è semplice: lasciare poco di sé agli italiani, in modo questi non si affezionino al personaggio. Lasciare poco, proprio quando avremmo bisogno di molto? E sia chiaro che non sono io a fare un inno alla democrazia o a tirarla in ballo, non ne sono io la paladina, bensì i 5 Stelle. Ma la democrazia non dovrebbe essere forse il modo per scovare grandi pensatori, grandi personalità, grandi innovatori e portarli a occuparsi di noi. O forse sbaglio? Ecco, io la Lombardi la voglio fuori dai piedi perché ha fatto una gaffe dietro l’altra e non mi serve a niente: non la voglio fuori perché è scaduto il suo turno.  ...

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«Che bello qui, non sembra nemmeno Milano!»
  • LA RUBRICA DISEGNATA
mag31

«Che bello qui, non sembra nemmeno Milano!»...

posted by Laura Carcano

Milano, china su carta.                               Ce lo saremo sentiti dire mille volte in mille posti diversi della città, «ma che bello qui, non sembra nemmeno Milano!». Tu li accompagni qua e là, e i forestieri ti sfoderano questa sentenza in almeno una dozzina di quartieri. E mi viene voglia di domandargli, ma con la voce grossa, e dove caspita sta “Milano” allora, secondo voi? Indicatemela col dito, fate un cerchio su questa cartina, piazzateci una posizione di Foursquare e poi mandatemi una cartolina da lì. Io proprio non so dove abbia avuto inizio la leggenda che vuole Milano sia brutta. Ma è un’altra la leggenda della quale davvero non mi capacito. Deve esser girata voce che di Milano puoi parlare male liberamente, tanto i milanesi non si incazzano. Mica sono come i romani o i napoletani, tanto innamorati delle loro città e magari pronti a venire alle mani per difenderne l’onore! E invece noi milanesi ci incazziamo, ma col riserbo dettato dall’esperienza. Perché non è che siamo nuovi alla cosa. A Milano è arrivata tanta gente negli anni, e li abbiamo sentiti chiamare casa dicendo «vorrei tornare da voi, qui è uno schifo» e «mi manca tanto il mare e il fritto della nonna, qui c’è solo nebbia». Ecco, la nebbia. Sono almeno vent’anni che non c’è nebbia in città. E non è nemmeno una buona notizia, bensì il più spaventoso segnale di inquinamento. Ad ogni modo, era bellissimo ritrovarsi la nebbia sotto casa, e poi correre a scuola rischiando di scontrarsi con gli altri bambini sul sentiero dei giardinetti, oggi intitolati a Wanda Osiris, all’epoca intitolati a nessuno. Alle quattro e mezza si usciva dal doposcuola e la nebbia era...

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IL SALONE DEL LIBRO FOR DUMMIES
  • LA RUBRICA DISEGNATA
mag28

IL SALONE DEL LIBRO FOR DUMMIES...

posted by Laura Carcano

Per il Salone del Libro vale quello che Houellebecq diceva dei villaggi vacanza: ne torni soddisfatto solo se hai scopato. Piattaforma, matite e trementina su carta. Ma chi va al Salone del Libro di Torino? Molti esordienti. Sì, perché questa manifestazione è un po’ la convention annuale per chi crede sia un diritto costituzionale vedere il proprio libro pubblicato. In contemporanea, escono i dati allarmanti dell’Associazione Italiana Editori: metà degli italiani non legge neanche un libro l’anno. Credo siano quelli impegnati a farne pubblicare uno....

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LO SCENEGGIATORE DI FUMETTI
  • LA RUBRICA PER FARLA BREVE
mag26

LO SCENEGGIATORE DI FUMETTI...

posted by Laura Carcano

Laura Carcano per Caterpillar AM, Radio2 Rai. In occasione del numero 3000 di Topolino in edicola, la redazione è andata a conoscere Tito Faraci, grande sceneggiatore di fumetti. C’è brutta gente che ruba le battute a Topolino? Chi decide che smorfia farà Gambadilegno, l’autore o il disegnatore? Che suono fa lo Yuk yuk di Pippo?… Clicca sull’immagine per andare al VIDEO....

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Sophie Calle e Paul Auster
  • ARTE CONTEMPORANEA
lug28

Sophie Calle e Paul Auster...

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Vi racconto velocemente questa storia vera, così come la riesco a ricordare. Sophie trova lavoro come cameriera ai piani in un hotel. Vìola il regolamento scattando fotografie nelle stanze. La ragazza indicizza in un archivio i dettagli di vita contenuti nei cassetti, nei bagagli e negli armadi dei clienti. Così,  ricostruisce la loro storia. Tempo dopo, Sophie vede a una conferenza a Parigi un uomo. Senza sapere bene perché, decide di non lasciarlo andare via così e lo inizia a seguire. Prima fuori dal centro congressi, poi in aeroporto e fino a Venezia, e, ancora, nei bar dove sta seduto e a casa spiandolo dalla finestra del palazzo di fronte. Lo fotografa per molto, molto tempo. Sophie più tardi chiama sua madre e le chiede “mi faresti seguire da un investigatore privato mamma, perfavore?”. La madre non sa bene, non capisce. Molti mesi più tardi Sophie scopre di essere stata davvero seguita quando la madre le fa recapitare a casa tutte le fotografie scattatele dal detective negli ultimi mesi. Questa è l’artista Sophie Calle e il suo lavoro. Poi arriva Paul Auster, scrittore ricco e famoso. Lui sta lavorando a un nuovo romanzo, Leviathan. Venuto a sapere dell’incredibile vita di Sophie, decide di basare su di lei il personaggio femminile di Maria. Prima, però, le chiede il permesso. Lei acconsente a una condizione “devi inventare altre opere d’arte che farà il personaggio di Maria, e io le farò davvero”. Maria ogni giorno mangia cibi di un dato colore, il lunedì è tutto rosso, il martedì bianco… E Sophie Calle  inizia a fare la stessa dieta per colori. Sophie non vuole più vivere, vuole solo essere scritta da Paul Auster. “Scrivi ancora di me, Paul…” Secondo Auster, Sophie pretende davvero molto e si spinge troppo...

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Che lavoro deve fare un uomo per conquistare una donna?
  • LA RUBRICA PER FARLA BREVE
dic19

Che lavoro deve fare un uomo per conquistare una donna?...

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Per fare colpo su una ragazza a una festa, un mio amico mente: - Sai, io vado a Sanremo Giovani quest’anno. Puoi trovare già il mio ultimo lavoro. E ha funzionato. Lei da quel momento sta girando i negozi di musica per trovare un cd intitolato “Molta, molta voglia di te”. La gente è strana. Si lascia incantare dal mestiere altrui, e ci fa pure del sesso con questo mestiere. Come se per una qualche teoria dei liquidi finisse per appartenergli un po’.  Allora mi sono domandata quali cenni alla professione di un uomo potrebbero mai sedurmi a) Nel pomeriggio ho dichiarato guerra a tal nazione b) Il mio vero nome è…. c) Ora riavvicinerò le due metà di questa donna, reciterò la formula magica e lei tornerà intera....

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Catherine Deneuve fa la tronista
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feb21

Catherine Deneuve fa la tronista...

posted by Laura Carcano

  Francesco Vezzoli, Comizi di non amore, 2004. Film presentato alla Fondazione Prada di Milano. Questo è un realiy show e si gira la puntata zero. Fatta eccezione per le troniste e il produttore, nessuno era al corrente si trattasse di un progetto artistico e non televisivo. Le troniste in questione sono Jeanne Moreau, Catherine Deneuve e Antonella Lualdi.   Presenta Ela Weber. Francesco Vezzoli chiama la showgirl tedesca per reclutarla: - Vedi Ela, si tratterebbe di un progetto d’arte, un po’ un inganno… - In questo caso non vorrei sapere di più  (ride). - Ok, presa.     Terry Schiavo è la valletta e quando entra in studio, Finalmente una faccia conosciuta! – esclama una signora del pubblico....

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Ditele che era solo arte
  • ARTE CONTEMPORANEA
feb14

Ditele che era solo arte

posted by Laura Carcano

Se conoscete una certa Patrizia di Roma che ancora si sta chiedendo dove sia finito Andrea – perché non lo ha più trovato a casa dopo la loro lunga storia – ditele, perfavore, che era solo arte. Per sei mesi, col nome fittizio di Andrea Grimaldi, l’artista Luca Francesconi vive nell’appartamento romano che il gallerista ha affittato per lui. Francesconi gli ha spiegato il progetto e questi lo ha finanziato. Lo scopo è innamorarsi, vivere una storia con una ragazza ignara della sua falsa identità, quindi lasciarla in una data prestabilita, la vigilia di Natale. Questo, che fosse  o meno amore. Il tutto documentato da video e fotografie che diventeranno una grande mostra. Fu amore. Ma, come previsto, lui lasciò il 24 dicembre del 2003 l’appartamento, portandosi via ogni traccia. Lei rientrando a casa lo trovò vuoto. Luca Francesconi, Gin a body meet a body, 2003 Conversatione alla personale di Luca Francesconi a Londra nel 2003. Non sappiamo se si sia davvero innamorato di lei all’inizio, o se tutto è cominciato come opera d’arte. Ma lui è stato con lei sei mesi, e l’ha quindi lasciata senza ragione apparente. Comunque dice che lei era una ragazza straordinaria. Una vera dea. Era completamente partito per lei. Le fece queste foto al parco, come fossero in “Love Story”. E poi ci sono i filmati in cui sono insieme a letto. E sono esposte in galleria tutte queste cose e molte altre. Senza che lei lo sappia, in molti la hanno vista. Non è illegale? Cosa accadrebbe, se lei lo venisse a sapere. A quanto pare per ora non è accaduto. Ma probabilmente lei lo ucciderebbe. Uh, avrebbe potuto essere parte del lavoro? Luca Francesconi avrebbe potuto espotte anche la propria lapide (ride). Ad ogni modo, lui la pensa ogni giorno. Cosa?! Quindi credi tutto questo sia una sorta di grande monumento all’amore dedicato a lei? Pensi fosse arte, o solo un  tremendo gioco psicologico? Credo lui fosse certo di fare arte concettuale. Certo, ma questo era “reale”. Cosa ne è stato della ragazza, non importa? Interessa al mondo reale, quello che è stato di lei. Probabilmente sta bene e con un altro ragazzo. Ma in termini di arte, lei era solo materiale....

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ARTE vs CINEMA – Peter Greenaway
  • ARTE CONTEMPORANEA
feb11

ARTE vs CINEMA – Peter Greenaway...

posted by Laura Carcano

Non siamo animali notturni, cosa ci facciamo in silenzio seduti nel buio? Peter Greenaway Peter Greenaway, If Only Film Could Do The Same, 1972, tecnica mista su tela . Nonostante rientri a pieno titolo tra gli autori più importanti della settima arte, Peter Greenaway non si considera un regista, bensì un pittore  che fa film. Se ne prende le distanze, lo fa perché ha molto da rimproverare al cinema, non tanto alle sue potenzialità, quanto alla sua storia povera di grandi eventi e rivoluzioni. Questo dice. Insomma, il cinema è una disciplina ultracentenaria, eppure ha fatto poco o niente in termini di trasformazione. Ha avuto una crescita tanto lenta da sembrare in eterno stallo. Greenaway lo ripete spesso. Se si pensa alle invenzioni trasformazioni di linguaggio che nello stesso arco di tempo si sono avute in letteratura, musica e arti visive, il cinema a confronto sembra essersi fermato “al prologo”. Negli ultimi cento anni sono stati fatti più film che scritti romanzi in quattro secoli, eppure raramente si è usciti dai binari di una storia del cinema che Greenaway chiama “anni di testi illustrati”, di immagini che fanno seguito alle parole. Se è vero che una narrazione è seducente nella misura in cui lascia spazio all’immaginazione del fruitore (come in avviene nella lettura), ha ragione Greenaway nel considerare il cinema un pessimo media narrativo. Il cinema dice tutto quello che c’è da sapere di una storia e dei suoi personaggi, finendo con l’identificarsi in una forma di teatro registrato o letteratura illustrata. “Non abbiamo ancora visto il cinema. Nessuno ha mai fatto un film” è la sua dichiarazione più decisa: dobbiamo ancora aspettare per vedere di cosa il cinema è capace e quale siano le sue peculiarità, la sua forma e il suo ruolo...

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Laura Carcano

Giornalista, disegnatrice e stratega del web. Ho lavorato nell'arte contemporanea. Poi a Grazia, Donna Moderna, La7 e Radio2.

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