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Main | Agosto 2004 »

31.07.04

UN CIELO PIENO DI STELLE

Luciano ieri sera sulla maglietta unta e sformata portava scritta tutta la sua poesia "Un uomo senza pancia è come un cielo senza stelle". Passavo giusto per un amaro e un saluto. - Eccola la zoccola del Miccigan! Porcod** come sei invecchiata, che ti ricordo che eri ancora vergine! - mi grida facendo voltare tutti i clienti della trattoria. Mi fermo al bancone a fare due chiacchiere con suo fratello. - Ma quel tuo mezzo fidanzato che hai portato qui l'altra volta, che fine ha fatto? - Pensa che volevo chiederlo a te! Ho provato con Tom Ponzi e l'Interpol, niente. Mi siedo ad un tavolo con il mio amaro e mi guardo intorno. Vengo qui da almeno tre lustri e ancora non mi sono stancata di guardare l'inventario universale che Luciano ha appeso alle pareti. Segue didascalia di una delle mensole In alto, da sinistra: Bottiglie di vino del PCI, una bandiera con scritto "W la figa", un ritratto su piatto di porcellana del meraviglioso faccione di Luciano, un altare dedicato al Che, collezione di autografi, foto di famiglia. Luciano lascia il lavoro in cucina, si pulisce le mani sulla maglietta e mi si siede a fianco. - Oggi festeggio un anno e un giorno che sto vivo. Porcod**... Con un infarto in corso ci sono andato da solo in motorino in ospedale! e io ho saputo pensare soltanto: Cavoli, tu che ne hai cresciuti a decine di noi del quartiere, che piaci a tutti e non ti fai dimenticare, chissà quanta gente avresti avuto al funerale! Se creperai Luciano (ma io sono quasi certa della tua immortalità) sarà comunque un successo.

Posted by Bambolescente at 11:06 | Comments (2) | TrackBack

24.07.04

LA SINGLE E L'IDRAULICO

ESSERE SINGLE E' UN PROBLEMA ESCLUSIVAMENTE IDRAULICO E' che mi servono parecchie ore al giorno, quasi tutte, per starmene sola. Altrimenti divento irritabile, altrimenti non è vita. E invece credo per consuetudine regolamentata di solito sono gli uomini quelli che ti ciondolano per casa pensosi o immersi nelle riviste chiusi a chiave in bagno. che se in tutto quel loro farnulla ti permetti di dire loro "tesoro, credo si stia allagando la cucina..." quelli ti ringhiano addosso quanto da fare e da pensare e da produrre hanno e quanto gli stai addosso e che non è vita. (almeno così mi raccontano la cosa le amiche conviventi e/o maritate) e io mi accorgo che ancora giovane femmina son come loro non più giovani maschi. Non voglio essere interrotta nel mio farniente dolcissimo. non voglio comunicare, che in certi momenti "ciao, come va?" suona come un interrogatorio. che in certi momenti uno che ti passa davanti la porta dello studio ti fa soprassalire come in un horror. e ad ogni modo mentre le mie amiche hanno tutte un manuale di idraulica che conoscono a menadito. Io dove lo trovo un fidanzato capace di riparare un rubinetto?

Posted by Bambolescente at 08:20 | Comments (2) | TrackBack

Hotel Portello

se io fossi un uomo di tanto in tanto eviterei di rincasare, mi fermerei sotto il portone con le chiavi in mano, ci penserei un istante, e chiamerei inventando una scusa. camminerei giusto un pò prima di entrare nell'albergo più vicino L’Hotel Portello ha due vantaggi: una stanza sempre libera per chi paga doppio e pareti insonorizzate. - Bagagli? - Non ne ho. - Capisco. Non una stanza semplice, vero? - Scusi? - Vuole una stanza semplice o...? - Diciamo che non ho grandi pretese, ma che sia quantomeno pulita. - La Franca si è appena fatta il bagno. - Il proprietario apre una porta che da su uno schifo di cucina. Al tavolo sono sedute tre ragazze. Una è costretta in un accappatoio. La Franca ha tre primati evidenti: le due tette più grandi si siano mai viste e l’accappatoio più piccolo del pianeta. Passo la mano. - Basterà la chiave del frigobar. Grazie. – Il Cliente rifiuta anche i gentili servigi della moglie del proprietario, in lamè leopardato stesa sul bancone della reception. Prende la chiave e sale le scale. - Certo che questo è uno strano! Senza bagagli e non gli va bene nem-meno la Franca!.. bah!La stanza vanta una mensola con collezione di statuette segna-tempo, veneri e puttini metereopatici con strass lilla. Un tappeto di peluche bianco con ciocche raggrumate fa rabbrividire Il Cliente che lo aggira sospettoso. Trova una manciata di vhs della collezione “titolopoli”: Uccellacci e passerine, Inspector Cliteau in the Pink Panties, Hanna does her sisters... Steso su letto in mutande con un’aranciata in mano, somiglia alla maggior parte dei clienti dell’albergo, non fosse che gli altri hanno nel bagno una mignotta che si sta facendo un bidet accurato.

Posted by Bambolescente at 07:30 | Comments (0) | TrackBack

22.07.04

a Primo, perchè è uscita testa. (1)

Certo, chi ha costruito la Scuola Media Statale Masaniet al confine tra due quartieri tanto diversi come sono il numero Nove e il numero Due, non poteva immaginare l'urbanistica influenzasse tanto la mortalità infantile. Il primo dei cadaveri quell'anno fu trovato al centro della piazza davanti la scuola. Non sotto il monumento di un Mazzini o un Garibaldi, nè sotto una fontana. Nella piazza troneggia infatti un wc chimic, di quelli lucidi a forma di Apollo 13. Fino ad allora vi avevano trovato ubriachi addormentati e benemeriti dell'overdose, l'estate scorsa anche il sagrestano con una prostituta nigeriana che lui diceva di voler sposare. Avevano trovato un morto nel cesso in piazza. Ci vollero solo un paio di giri del corridoio ben assestati perchè le voci si facessero notizie attendibili. Prima dell'intervallo erano riuniti nel bagno professori in tre a mettere insieme i pezzi della notizia. Stretti in un metro quadro, Tito pisciava rumorosamente: - Il morto è maschio. Ora gli stanno ancora intorno quelli della polizia. Mimmo, il capo bidello, ha detto alla Mampreso che non lo porteranno via prima di sera. Quella dice che noi mica possiamo vedere un morto alla nostra età e ha chiamato il consigliere di zona per far tafferuglio. Primo tira cortesemente lo sciacquone all'amico: - Lo hanno fatto in pezzi piccoli come monetine a sentir il tizio dell'edicola. Ora è col poliziotto e la preside a farsi interrogare. Il poliziotto è di quelli senza la divisa quindi uno che comanda. Però la faccia l'ho vista, gliela rifanno a tutti da infame quando entrano in polizia e a questo la hanno pure montata male. Tito e Guido si scambiano un'occhiata affermativa sconsolata. Guido butta una mano sulla spalla di Primo: - Fino a stanotte si saprà poco. Portano via anche quelli della mensa per fargli delle domande che, pare, stavano passando di lì a quell'ora. Almeno quella dei tavoli, lei ha sentito qualche cosa sicuro, quella ha dodici timpani e stampa il gazzettino direttamente dalle orecchie. Come quella volta del supplente della prima che si è calato i pantaloni, nemmeno lo aveva tirato ancora fuori che quella aveva già chiamato l'esercito e fatto pubblicare la notizia a livello nazionale e poi... Qualche passo veloce e il rubinetto viene aperto fuori ai lavandini. Zitti ora ad aspettare ci lascino soli. Non facciamoci sentire. Si sente canticchiare una canzoncina stonata e l'acqua scorrere. I ragazzi dopo un minuto prendono a scambiarsi occhiate interrogative, dopo qualche minuto prendono a gesticolare interi discorsi, cinque minuti e ancora non sono stati lasciati soli. Guido mima un eloquente quanto cazzo dobbiamo restare chiusi qui come coglioni?. Un gesto di Tito replica amplio Mi son già rotto la minchia.- Andiamo che facciamo arredamento tra un pò ragà...! - Primo si decide aprendo con un colpo la porta. L'acqua scorre ma non c'è nessuno lì fuori. Escono scocciati per tornare veloci alle loro aule.

Posted by Bambolescente at 10:04 | Comments (0) | TrackBack

del perchè odio i critici cinematografici

TANTO SEI MORTO BASQUIAT Basquiat (1996) regia di Julian Schnabel sottotitolo: L'OperazioneGeniale: quando a un pittore sta sulle palle l'altro e uno dei due muore e quello allora gli dedica un film biografico che è una presa per il culo Agli artisti della generazione di Schnabel e Basquiat è andata benone (altro che sedia impagliata ad Arles). Un nuovo giovane (come non mai) collezionismo alla Wall Street e gli scandali dei Party newyorchesi riportati in prima pagina diedero al loro divismo e talento man forte. Il film è l'autocelebrazione di Schnabel attraverso la biografia del graffitista haitiano Basquiat, il quale sembra non avesse una grande opinione dello stesso Schnabel, e viceversa. e di qui lo smacco: Schnabel è onnipresente: Gary Oldman interpreta Albert Milo, un personaggio ricalcato sullo stesso Schnabel. L'appartamento/studio di Milo è il set di una mini-retrospettiva del regista, alcuni suoi enormi quadri coprono le pareti e si guadagnano lunghe in quadrature. La figlia di Milo è interpretata da Lola Schnabel e altri parenti circolano sul set davanti e dietro le macchine da presa. La colonna sonora è di Schnabel cantante o/e compositore. Molte delle opere di Basquiat sono state riprodotte dalla mano del regista. In una delle scene dove Basquiat e Warhol collaborano alla Factory, sulle pareti si vedono parecchi silk-screen che ritraggono un giovane e smilzo Schnabel, lavori che Warhol non ha mai realizzato. Basquiat, in tutto ciò, si droga e muore. Null’altro. Il risultato è che Schnabel è un genio del crimine. E fa quadri bellissimi.

Posted by Bambolescente at 09:49 | Comments (0) | TrackBack

dammi CIELO A PECORELLE

Le previsioni del tempo non sono affatto rassicuranti e vengono proiettate contro il Palazzo Grande a tutte le ore, perchè non si possa ignorarle: Se state già soffrendo questa nuova Stagione sappiate che non è ancora iniziata. Luglio col bene che ti voglio è solo tepore a confronto di quello che ci aspetta il prossimo mese. Lasciate la città, voi che potete permettervelo e voi che avete sale in zucca. A tutti gli altri dedico una sofferta preghiera, perchè Ferragosto non lascerà scampo... Ogni volta che alzo la testa al cielo vedo il metereologo puntarmi un dito contro, come se fosse una questione personale tra me e lui. E’ una cosa che non sopporto.

Posted by Bambolescente at 01:20 | Comments (0) | TrackBack

21.07.04

- Sai, ho aperto un blog. / - E che ci hai trovato dentro?

Considerazioni elementari della bambolè novizia sui blog Chi vorrebbe esser pagato per scrivere e a questo dedica un blog e le sue preghierine ogni sera. E, di questi, molti vanno perdendo la concentrazione, diventando fan o critici letterari, sempre e comunque non stipendiati. E io mi auguro che ci riescano che il minimo sindacale giornalisti(3,60 euro al pezzo) e la percentuale sulle vendite dei libri se la meritano tutti a sto mondo. e poi Chi pagato è pagato, ed è una macchina da scrittura che rincasa la sera e ancora si mette a scrivere e sogna quel che deve e vorrebbe scrivere e a colazione si beve quel che gli altri hanno scritto di lui e, se una donna la ha, lei lo guarda con occhio malevolo. e Io non lo so cosa mi è venuto in mente qualche giorno fa: Pagata, anche se a scuola non ci sono andata. E nata male, che dovessi anche tornare tra qualche anno a servire ai tavoli certo non ne morirei e, la dico tutta, di scrivere per puro piacere smetterei. che se non mi pagano col cavolo che mi trovano a casa! e mi dispiace, ma forse solo per oggi, domani passa, pensare che il blog non sia un'arte ingenua.

Posted by Bambolescente at 13:37 | Comments (1) | TrackBack

19.07.04

LE AMICHE E LE SPOSE

Ci piaceva stare negli stessi posti la sera, che bastava uscire e prendere una porta e ci trovavi sempre qualcuna di noi. E poi mi ricordo, o tutte o nessuna, o ci si disperdeva per fare l’amore con un ragazzo nel suo appartamento o si tornava a casa tutte insieme, camminando la città per ore, che mica avevamo la patente ancora. Arrivava natale e sapevamo bene cosa regalarci. Arrivava l’estate ed eravamo daccordo sul dove andare, perchè poco importava. E ancora ci potevamo scambiare i jeans, quelli rotti di Napoleone, e anche se oggi non entriamo una nei panni dell’altra, non è questo il problema. Ci si poteva prestare i dischi e i libri e tutto andava per il meglio. Allora io mi chiedo, perchè una risposta vera non la trovo, Con tante cose che abbiamo in comune, perchè oggi sposate uomini che io non farei nemmeno salire a casa?

Posted by Bambolescente at 15:01 | Comments (1) | TrackBack

Sei troppo giovane per...

"troppo giovane per" a sentirselo dire tante volte in una vita una sceglie di dedicare un minuto di riflessione alla cosa, tanto per perder tempo, come servisse a qualcosa. "troppo giovane per" è un motto di rigore al quale devo aver prestato giuramento senza nemmeno accorgermene. Le ho fatte tutte. Per bocca e per cosce, per terra e per soldi, per naso e perfavore. Troppo giovane bella ragazzina, non hai ancora finito le scuole medie.... Oggi, che vado lentamente per i Trenta, mi hanno detto che sono troppo giovane per fare carriera. Sai cosa ti dico? Ho scelto di seguire, per una volta, il consiglio.

Posted by Bambolescente at 01:45 | Comments (2) | TrackBack

13.07.04

SVEGLIAsingle

Sono rimasta nel letto per ore a rigirarmi. Allora ne ho approfittato e ho fatto autocoscienza. 1. E' metà luglio e sono single. Mi toccherà darla a destra e a manca anche quest'estate. 2. Vorrei decidere della vita e della morte altrui, ma non mi sveglio mai abbastanza presto la mattina. 3. E' un pò che nessuno mi invita a cena. Cos'è, non va più di moda? 4. E' una fatica alzarsi per preparare il caffè la mattina. Devo comprarmi uno di quei bricchi elettrici per il caffè americano da tenere sul comodino. 5. Faccio passare tanti di quegli anni tra un fidanzato e l'altro... che esiste un gap generazionale tra me e il ricordo di me stessa con un maschio.

Posted by Bambolescente at 14:18 | Comments (6) | TrackBack

12.07.04

LE MEZZE STAGIONI luglio col bene che ti voglio

LUGLIO COL BENE CHE TI VOGLIO Con il caldo il tappeto del salone si è sciolto in una pozza collosa e i gatti sono rimasti lì, appiccicati a boccheggiare. Da qualche giorno i persiani sono tutt’uno con il persiano: troverei divertente la cosa non fosse per questo puzzo di piscio cotto che arriva secco allo stomaco. Sul pelo lungo si sono stampati gli arabeschi rossi del tappeto, così le bestie sembrano in vestaglia. Sistemo la macchina fotografica sul cavalletto dando le spalle alle vetrate: - Non riesci proprio a provare un pò di pena? -E’ il Vecchio Ventura in giacca da camera ad essersi piazzato davanti all’obbiettivo. - Documentazione storica... Ventura, le dispiacerebbe spostarsi dall’inquadratura? - Storica? Credi questo caldo sia un evento eccezionale da riportare ai posteri, piccola? -Il Vecchio si sta sistemando i capelli con una mano, come fosse in posa. - Non le pare faccia abbastanza caldo? - Illusa! Le cose, il clima, con gli anni potranno solo peggiorare. Le generazioni future rideranno di questa nostra Stagione! - ...in tal caso sto documentando i Bei Tempi Andati. Potrebbe spostarsi ugualmente? - Lo vedo sparirire dal centro del salone e lo sento sprofondare nella poltrona alle mie spalle. Giurerei che una dozzina di occhi, sparsi come biglie nel tappeto di persiani, stanno guardando in macchina e senza simpatia. Nessuno ha provato a scollarli e loro sembrano risentirsene. Quando gli si passa vicino ti soffiano addosso tutto il loro rancore. Ho pensato di infradiciarli di solvente ma i Vecchi hanno paura possano berlo per disperazione. Tanto vale tenerseli lì, al centro del salotto, come un avvertimento, perchè a non fare attenzione alla Stagione rischiamo tutti la loro stessa ridicola fine.

Posted by Bambolescente at 13:27 | Comments (0) | TrackBack

NON SONO UNA SIGNORA?

Avevo diciassette anni e facevo la Trip-designer in Costa Brava. Occorrente: - cartoncino doppio strato (se non ricordo male il Bristol è ottimo) - cacciavite n.1 (per tagliare il tratteggio a trama fine dei fogli – reticolo con modulo di 5x5 tacche) - trasferelli da cartoleria per bambini (grafica accattivante da associare ad un nome. Ricordo StarDrop, HolyCoin, FunnyBeast) - novalgina in gocce o, ancor meglio, cerume (per il gusto amaro) - null’altro Il lungomare di Benidorm è un ecosistema chiuso. E’ un Paese dei Balocchi disegnato da gente di mezz’età con gli occhi in barella, un luna park dove i bambini non mettono piede perchè non ci trovano proprio niente da ridere. Il rumore è quello che avrebbe un’enorme sala giochi costruita nella Valle dell’Eco. Una Las Vegas scimmiottata e montata su peggio dell’originale. Grattacieli e discoteche venuti su come dalle mani della Lego. La musica non va mai a dormire, nemmeno cede o sviene, mentre intorno a lei tutti cadono, uno ad uno, in pacifici conati di vomito o in raffiche di eiaculazioni stremate e annacquate. Gli ultimi smettono nel tardo pomeriggio di ritmare pugni al vento e di tenere il tempo trance agitando il collo, che urla di dolore sotto gli anestetici. Dopo un giro di controllo, di napoletani a mercanteggiare sul lungomare ne ho contati trentasei. Lo ho riferito a Lui, che mi ha ripagato della puntuale informazione con un lungo bacio. - Giochiamo agli stranieri cucciola, ne usciamo più affidabili. La sai parlare una lingua di un paese che non esiste? – mi chiede stringendomi ancora. - Se la lingua non esiste come ci capiamo io e te? - Tu tieni le orecchie ben tese. Io tenevo l’attenzione fissa su di lui che trattava a pacche sulle spalle impegnato in un gesticolare clownesco. Io tenevo i cartoni nelle mutande e tenevo a lui, a questa nostra prima vacanza insieme. Io digrignavo i denti di tanto in tanto, ma questo solo per dare credibilità alla cosa e per non annoiarmi. - Bailar la testa no danger! – ripeteva lui agli italiani che ci si avvicinavano per chiedere cosa avessimo da offrir loro – drop good, preccio bbono... Io origliavo la loro conversazione in dis-esperanto, fingendo di non capire che piega stesse prendendo la vendita. - Cabrajir tanum pafil ta nijuh, calord – diceva Lui rivolto a me. - Sere takol, najuh – rispondevo io tirando fuori i pezzi chiesti dai gentili clienti. Sorridevo. Digrignavo i denti mentre gli italiani boccaloni se ne andavano. Meritavo un bacio. Prezzo di vendita: 40/50 mila lire al pezzo Costo di produzione: 50 lire scarse al pezzo Reato: Truffa (in flagranza di reato) La sera seguente tornavano tutti. Tutti. Contenti. Compravano doppio. Compravano Bristol e cerone a peso d’oro (qualcosa in più a dire il vero) A volte mi capitava di incontrarli in pista, avevano i lineamenti tirati e, in cuor loro, la certezza di aver fatto un affare e questa vacanza sarà grandiosa! Io a diciassette anni facevo la TripDesigner ed ero una benefattrice. DI QUESTA CARRETTERA, DI QUESTA VITA BALERA

Posted by Bambolescente at 02:00 | Comments (2) | TrackBack