NON SONO UNA SIGNORA?
luglio 12th 2004 Posted at Vecchissimo blog
2 commenti
Avevo diciassette anni e facevo la Trip-designer in Costa Brava.
Occorrente:
- cartoncino doppio strato (se non ricordo male il Bristol è ottimo)
- cacciavite n.1 (per tagliare il tratteggio a trama fine dei fogli – reticolo con modulo di 5×5 tacche)
- trasferelli da cartoleria per bambini (grafica accattivante da associare ad un nome. Ricordo StarDrop, HolyCoin, FunnyBeast)
- novalgina in gocce o, ancor meglio, cerume (per il gusto amaro)
- null’altro
Il lungomare di Benidorm è un ecosistema chiuso. E’ un Paese dei Balocchi disegnato da gente di mezz’età con gli occhi in barella, un luna park dove i bambini non mettono piede perchè non ci trovano proprio niente da ridere. Il rumore è quello che avrebbe un’enorme sala giochi costruita nella Valle dell’Eco. Una Las Vegas scimmiottata e montata su peggio dell’originale. Grattacieli e discoteche venuti su come dalle mani della Lego.
La musica non va mai a dormire, nemmeno cede o sviene, mentre intorno a lei tutti cadono, uno ad uno, in pacifici conati di vomito o in raffiche di eiaculazioni stremate e annacquate. Gli ultimi smettono nel tardo pomeriggio di ritmare pugni al vento e di tenere il tempo trance agitando il collo, che urla di dolore sotto gli anestetici.
Dopo un giro di controllo, di napoletani a mercanteggiare sul lungomare ne ho contati trentasei. Lo ho riferito a Lui, che mi ha ripagato della puntuale informazione con un lungo bacio.
- Giochiamo agli stranieri cucciola, ne usciamo più affidabili. La sai parlare una lingua di un paese che non esiste? – mi chiede stringendomi ancora.
- Se la lingua non esiste come ci capiamo io e te?
- Tu tieni le orecchie ben tese.
Io tenevo l’attenzione fissa su di lui che trattava a pacche sulle spalle impegnato in un gesticolare clownesco. Io tenevo i cartoni nelle mutande e tenevo a lui, a questa nostra prima vacanza insieme.
Io digrignavo i denti di tanto in tanto, ma questo solo per dare credibilità alla cosa e per non annoiarmi.
- Bailar la testa no danger! – ripeteva lui agli italiani che ci si avvicinavano per chiedere cosa avessimo da offrir loro – drop good, preccio bbono…
Io origliavo la loro conversazione in dis-esperanto, fingendo di non capire che piega stesse prendendo la vendita.
- Cabrajir tanum pafil ta nijuh, calord – diceva Lui rivolto a me.
- Sere takol, najuh – rispondevo io tirando fuori i pezzi chiesti dai gentili clienti. Sorridevo. Digrignavo i denti mentre gli italiani boccaloni se ne andavano. Meritavo un bacio.
Prezzo di vendita: 40/50 mila lire al pezzo
Costo di produzione: 50 lire scarse al pezzo
Reato: Truffa (in flagranza di reato)
La sera seguente tornavano tutti. Tutti. Contenti. Compravano doppio. Compravano Bristol e cerone a peso d’oro (qualcosa in più a dire il vero)
A volte mi capitava di incontrarli in pista, avevano i lineamenti tirati e, in cuor loro, la certezza di aver fatto un affare e questa vacanza sarà grandiosa!
Io a diciassette anni facevo la TripDesigner ed ero una benefattrice.
DI QUESTA CARRETTERA, DI QUESTA VITA BALERA
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Non si vince niente per il primo commento, neh?
Assolutamente a-tematico, poi
l’additivo era cerume o cerone?