Hotel: quelli che non pagano il conto
febbraio 12th 2005 Posted at Vecchissimo blog
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testo presentato in occasione della mostra HeartBreak Hotel, a cura di Laura Carcano e Irene Crocco, Flash Art Fair, Milano, 2004.
di Katia Ceccarelli
Suicide Hotel – quelli che non hanno pagato il contoParigi – A Hollywood, il 10 settembre 1920 giunse agli studi Selznick la notizia che la punta di diamante delle loro produzioni, Olive Thomas, era morta a 26 anni durante la sua luna di miele all’Hotel Ritz di Parigi. Le prime reazioni furono di incredulità e sgomento. Olive era bellissima, ricca e aveva sposato Jack Pickford, il fratello della fidanzata d’America, Mary. Olive aveva preceduto il marito a Parigi di alcuni giorni, voleva fare acquisti di opere d’arte e oggetti di antiquariato e invece era stata trovata morta nella sua stanza d’albergo. Le versioni sulla sua fine furono varie. Alcuni sostennero che il marito fosse già a Parigi ma che, in preda agli effetti di droghe, non fosse stato in grado di aiutare Olive, già in coma per overdose. Jack, comunque, finì in ospedale, dicono, sconvolto dal dolore. Il medico della famiglia Pickford sostenne che si era trattato di un incidente, un cocktail fatale di medicinali e sonniferi ingerito dall’attrice. I due infatti assumevano delle sostanze per curare una malattia venerea che Jack aveva trasmesso alla moglie. I quotidiani francesi però diffusero un’altra versione: Olive aveva cercato in tutti i modi di procurare la droga per suo marito Jack, eroinomane all’ultimo stadio, e non essendovi riuscita si era tolta la vita. Mary Pickford, una vera potenza economica e carismatica, iniziò una campagna a tappeto tramite i giornali statunitensi per ricusare le volgari calunnie nei confronti del fratello “il fidanzato d’America”. A un certo punto emerse anche un misterioso taccuino, attribuito a un altrettanto misterioso spacciatore di Montmartre su cui figurava il nome di Olive Thomas. L’ultima ipotesi, quella più drammatica fu quella del suicidio di Olive la quale aveva scoperto che la malattia che le aveva trasmesso Jack era la sifilide. La bellissima di Hollywood aveva solo affrettato i tempi prendendo una dose letale di sali di mercurio che usava come disinfettante e antisettico.
New York – Il 24 febbraio del 1983 il grande Tennesse Williams muore all’Hotel Elisée. Stava per compiere 72 anni. Vincitore di due premi Pulitzer, drammaturgo, sceneggiatore. Autore di alcune delle più belle pagine del teatro e del cinema americano. Trascorre gli ultimi venti anni della sua vita preda di depressione e alcolismo. Nel 1963 era morto di cancro il suo compagno Frank Merlo. Williams non si era mai più ripreso, la sua produzione letteraria finì con il suo compagno di vita. Williams quasi dimenticato dalla critica e dal “pubblico” ingerisce un tubetto di barbiturici e torna alla ribalta.
Sid e Nancy avevano messo su casa al Chelsea Hotel di New York, nella stanza numero 100. Nulla di più costruito ed effimero come quella stanza per avere l’impressione, ma solo l’impressione, di una vita privata. Un albergo che era già di per sé un set cinematografico. Nancy Spungeon, “il Titanic che cercava il suo iceberg” come disse di lei Johnny Rotten, muore accoltellata al Chelsea Hotel. Sid ammette di essere l’assassino ma anche lui muore poco tempo dopo per overdose. Solo le mura di quella stanza, l’unica in cui non ci sono targhe o memoriedi occupanti famosi, conoscono la storia di Sid e Nancy, il copione invece è quello di un film.
Nel giro di pochi mesi, agli inizi di un nuovo decennio, gli anni ’70, lasciarono il mondo e il loro pubblico tre grandi. Li accomunavano la forza della loro arte, il tormento e una lettera nel nome la J.
Londra – Era stato, praticamente, consacrato mito vivente del rock al Isle of Wight Festival il 6 settembre 1970. James Marshall Hendricks muore pochi giorni dopo il 18 settembre al Samarkand Hotel di Londra. Droga, alcol, barbiturici, una miscela che lo ha ucciso nel sonno. La causa della morte, soffocamento nel proprio vomito. Niente di più autoreferenziale.