La radio
maggio 10th 2006 Posted at Vecchissimo blog
3 commenti
Per andare nello studio di trasmissione mi basta attraversare un isolato. Uno solo. A volte ce ne vorrebbero almeno due. Nel mio caso anche venti sarebbero d’aiuto. Per quando vado e per quando torno. Ci vorrebbe più spazio. O cambio casa io oppure si sposta il titolare della radio in un appartamento in Maggiolina. Meglio a Bresso.
Che a me i tempi lunghi aiutano parecchio.
Quello che penso della radio, così come la si fa a volte a Macchiaradio è che è un buon modo per parlare senza sentirmi costretta a guardare in faccia qualcun’altro. Dovremmo abbassare le luci ma c’è chi non vuole. Io mi sentirei decisamente meglio.
Perché io in radio ho uno stacco di coscia invidiabile e sedici lentiggini ben allineate sul naso e capelli lunghissimi e un vestito che lascia senza fiato. E parlo come se fossi esattamente questa persona.
Una dissociata da manuale.
Deve trattarsi di una questione genetica, della ripartizione dei cromosomi x e y, se davanti al microfono a me spesso viene voglia di chinare il capo discretamente. Magari annuire. Arrossire. O altre stupidaggini tipicamente femminee che in radio funzionerebbero come un recital di Marcel Marceau.
Invece riesco a fare in modo non accadano tutte queste cose disdicevoli da ragazza per bene.
Fino a quando esco. Allora l’idiota della radio diventa tutt’altro stampo di idiota.
Ecco perchè vado in radio.
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Andare in radio fa lo stesso effetto su di me, ma io abito a un’ora di autobus dallo studio….
Ma taci…che nelle foto sei più che carina….e lo sai che sei una donna-blogger-critico d’arte più che intelligente, acuta e di spirito… Saluti da Napoli, con affetto…Francesca
da quando tento l’ardua conversione della pornografia in pensieri poetici femminei non compiuti i risultati alchemici, devo proprio dirlo, hanno dell’incredibile.
torno a scrivere direttamente di pornografia.