Bambolescente

La vita, il lunedì, l'arte contemporanea e le bombe

La diffusione del turismo sessuale e il pacifismo

In Chiapas la cosa fondamentale era il turismo.
Gente vestita da campeggiatore hippy, piena di buoni propositi e con un’infinita voglia di scoparsi un qualsivoglia altro turista pari requisiti nel solo locale notturno di San Crostobal. Quel genere di imbecille che crede il Tour-Operating sia il male supremo. “Zaino in spalla e via!” ripetevano soddisfatti a tutti, amici e parenti, nemmeno stessero andando in guerra.
In guerra…
Il turismo era la cintura più importante di quel sistema per cerchi concentrici che era a protezione dell’esercito zapatista. C’erano i villaggi, gli addetti alle comunicazioni e un pò di armi. Ma solo i turisti erano un muro invalicabile. Davanti ai loro occhi non doveva succedere nulla di disdicevole. E così era. Loro non sapevano di essere parte di un sistema di difesa impeccabile. Loro credevano di essere semplicemente in visita in questo o quell’altro villaggio Maya.
Convincerli a seguirti e portarli quindi dove facevano più comodo in quel dato momento era semplice. Prima le donne in viaggio da sole e dietro tutti quanti.
Come romanza ampiamente Michel Houellebecq in “Piattaforma”: il solo turista felice al ritorno da una vacanza è quello che ha fatto sesso. Non c’è monumento o relax o sabbia bianca che tenga.
Adesso ho sonno, finirò magari nei prossimi giorni di spiegare a me stessa, a partire da quanto sopra, come si potrebbero risolvere altri conflitti…

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One Response to “La diffusione del turismo sessuale e il pacifismo”

  1. mario scrive:

    articolo interessante

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