Bambolescente

La vita, il lunedì, l'arte contemporanea e le bombe

Che i medici senza frontiere l’andassero a pigliare…

“queste per te Laura… sono le famiglie Kuci. Sono i nomadi afgani. In questo periodo si spostano dal basso Afghanistan verso le montagne, quindi verso il Panshir. Lungo tutta la strada da Kabul a qui. Da noi si fermano a riposare un paio di giorni e poi ripartono per le alture. Sono affascinanti. baci. Zuk”
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“dai, Zuk. Adesso basta pirlare, torna qui. La tua dose di espiazione occidentale è data”.

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One Response to “Che i medici senza frontiere l’andassero a pigliare…”

  1. Emanuela scrive:

    Una foto.
    Sembra una gran bella strada appena spianata. Ci vogliono escavatrici, schiacciasassi e soldi internazionali, di solito. Una strada così nuova fa immaginarne un’altra, che non c’è più. E non si presuma che non ce ne fosse, un’altra, perché un sentiero, una mulattiera, una direzione c’era di sicuro.
    La strada di prima forse era troppo piena di buchi anche per un UAZ russo, troppo disseminata di mine antiuomo per assicurare il trasporto del sale sopra asini minuscoli.
    E’ una manna dal cielo, una strada.
    Ti porta altrove, anche se non hai molto, tanto più se quel non molto che hai si carica tutto sopra un cammello, tra le sue gobbe flosce e pelose. Di quest’epoca quella lana preziosa viene via e, fermandosi per un po’, la si può filare, farne del feltro bagnandola nei ruscelli e asciugandola al sole secco del giorno in quota. Diventerà, forse, un tappeto a sostituire una pelle di capra consunta, o una coperta per il cavallo migliore, alla prossima partita di buskashì.

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