Entries from luglio 2006 ↓

Il gioco di cambiare la vita a qualcuno

Vi racconto velocemente questa storia vera
così come la riesco a ricordare
dai tempi in cui la raccontavo ai miei studenti per iniziare a spiegare cosa fosse l’arte contemporanea.
Sophie trova lavoro come cameriera ai piani in un hotel. Viola il regolamento scattando fotografie nelle stanze. La ragazza indicizza in un archivio i dettagli di vita contenuti nei cassetti, nei bagagli e negli armadi dei clienti e ricostruisce la loro storia ricostruendone i pezzi.
Tempo dopo, Sophie vede ad una conferenza a Parigi un uomo. Senza sapere bene perché decide di non lasciarlo andare via così e lo inizia a seguire, prima fuori dal centro congressi, poi in aeroporto e fino a Venezia, e, ancora, nei bar dove sta seduto e a casa spiandolo dalla finestra del palazzo di fronte. Lo fotografa in tutta la privacy possibile, per molto, molto tempo.
Sophie più tardi chiama sua madre e le chiede “mi faresti seguire da un investigatore privato mamma, perfavore?”. La madre non sa bene, non capisce. Molti mesi più tardi Sophie scopre di essere stata davvero seguita quando la madre le fa recapitare a casa tutte le fotografie scattatele dal detective negli ultimi mesi.
Questa è Sophie.
Poi arriva Paul Auster, scrittore ricco e famoso
.
Lui sta lavorando a un nuovo romanzo Leviathan e, venuto a sapere dell’incredibile vita di Sophie decide di basare e scrivere su di lei il personaggio femminile di Maria. La storia dell’investigatore e quella dell’hotel ispirano però a Auster altre stranezze da far giocare nel romanzo alla sua Maria (Maria ogni giorno mangia cibi di un dato colore, il lunedì è tutto rosso, il martedì bianco…) inventando così pratiche che sono di Maria ma non di Sophie.
Sophie lo viene a sapere e non si offende. La ragazza inizia però a eseguire come un compito quanto Auster inventa per Maria. Sophie inizia anche la sua dieta per colori.
Sophie non vuole più vivere, vuole solo essere scritta da Paul Auster. “Scrivi ancora di me, Paul…”
Secondo Auster, Sophie pretende davvero molto e si spinge troppo oltre, lui si sente responsabile di quello che scrive e non vuole metterla in pericolo.
Le donne investono tutta la loro biografia in arte, gli uomini più raramente.
Il rapporto tra l’artista francese Sophie Calle e lo scrittore Paul Auster ha quindi fine. Rimane documentato in Leviatano e nei libri Double Game e Gotham Handbook.

Se trovate le edizioni limitate di questi due libri, perfavore, segnalatemelo. Mi venderei anche la Uno Turbo per una tiratura speciale.

adulti istruiti in numero superiore o uguale a 5

A Vanina alzarono la gonna in classe nell’intervallo. Erano in tre a guardarla mentre Guido Farrugi ridendo le assestava una sculacciata veloce.
Entrai in quel momento con la merendina ancora in bocca e mi voltai verso Guido dicendo senza urlare “ma che cazzo fai!?”. I bambini se ne andarono vergognandosi un po’.
E dopo qualche doveroso minuto di strascico dell’umiliazione Vanina smise di piangere al suo banco. Le chiesi “Va tutto bene?” e lei mi rispose “Sì, Guido è il solito cretino… adesso sono solo un po’ arrabbiata con quei tre che stavano zitti a guardare: sanno sempre cosa dire quelli e cosa è giusto e cosa no e poi, invece…”.

Non basta finire le elementari per imparare che “se in un’aula ci sono Vanina, tre bambini che guardano e Guido Farrugi” allora il risultato alla domanda “Quante persone ci sono in quella stanza?” è =5.
E devo constatare che, sebbene a me e a certi sociologi 5 sembrino già molte, evidentemente non bastano perché qualcuno in quella stanza dica qualcosa come “ma che cazzo fai?!” o “Come va?” perché Vanina non si senta sbagliata per giorni.

Una serata di confusa rinascita

Ieri sera mentre seguivo attentamente le mosse del bassista di Yann Tiersen e seguivo i conseguenti pensieri peccaminosi mi è sorta una domanda direttamente conseguente:
ma sto caspita di scudetto lo mettiamo sulla maglia o no alla fin fine?
È uno scudetto che ha un doppio significato eh, se mi dici così allora ne mettiamo due sciùr presidente così da non mandar in malora il significante e ho fatto bene a chiedere il numero a Stephane, che faccio, lo chiamo subito, sciùr presidente?

Io sono tutta da rifare

Non sapevo perché, ma quando ero bambina non c’erano femmine in casa a spiegarmi come si comporta una signorina, come ci si tiene e come ci si trattiene. Ho usato allora tutto quello che era rimasto a mia disposizione per ovviare il problema. E temo di essere finita irrimediabilmente fuori strada e fuori moda. Per prima cosa ho iniziato a studiare i manuali di ricamo e di sartoria datati anni ‘60. Nei volumi alti quanto me qualcuno aveva raccolto tra le pagine i cartamodelli in ordine di stagione. Non c’era sempre stoffa, li realizzavo quindi il più delle volte con ago e filo e carta da regalo, e così ogni abito finiva col sembrare quello della segretaria di Babbo Natale. Presto queste dispense di cucito sono misteriosamente sparite dagli scaffali. Sono quindi passata senza pormi troppe domande ai libri di cucina e ne ho imparati a memoria parecchi, altri per precauzione li trascrivevo su dei quaderni, prima che mi venissero sottratti anch’essi. Non ho mai bruciato la cucina e ho imparato a chiedere “cosa vuoi per cena?”.

E così ora mi trovo ad essere una signorina tutta da rifare.
Ancora oggi non so perché non ci fossero femmine in casa, non ho più domandato.

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La foto è di Moira Ricci

Re: tanto sei morto caro il mio BASQUIAT!

VI INVITO A VEDERLO/RIGUARDARLO ALLA LUCE DI TUTTO CIO’

Basquiat (1996) regia di Julian Schnabel
sottotitolo: Operazione Geniale: quando a un pittore sta sulle palle l’altro ma poi uno dei due muore e quello che rimane in vita allora alla prima occasione gli dedica un film biografico che è una presa per il culo.
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- 80es – Agli artisti della generazione di Schnabel e Basquiat è andata benone (altro che sedia impagliata ad Arles!). Un nuovo giovane (come non mai) collezionismo fatto di pargoli di Wall Street insieme agli scandali dei Party newyorchesi riportati in prima pagina, diedero al divismo del pittore arrivista (Schnabel) del graffitaro rintronato (sì, Basquiat) man forte.
- 90es – A Schnabel non solo interessa portare un film in sala – tentazione alla quale hanno ceduto altri artisti come Robert Longo (Johnny Mnemonic), David Salle (Search and Destroy) e Cindy Sherman (Office Killer) – lui vuole autocelebrarsi e impiaccistrarsi di tanta gioia. Lo fa attraverso la storia contraffatta di Basquiat. Quest’ultimo, non a caso, sembra non avesse una grande opinione del pittore e dubito lo avrebbe mai scelto come biografo.
E di qui lo smacco:
Schnabel è onnipresente: Gary Oldman interpreta Albert Milo, un personaggio ricalcato sullo stesso Schnabel. L’appartamento/studio di Milo è lo spazio per una retrospettiva del regista, alcuni suoi enormi quadri coprono le pareti e si guadagnano lunghe inquadrature. Molte delle opere di Basquiat sono state riprodotte dalla mano del regista con divertiti interventi personali. In una delle scene dove Basquiat e Warhol collaborano alla Factory, sulle pareti si vedono parecchi silk-screen che ritraggono un giovane Schnabel in ottima forma (lavori che chiaramente Warhol non ha mai realizzato)…
Basquiat, in tutto questo, si droga e muore. Null’altro.
Il risultato è che Schnabel è un genio del crimine. E fa quadri bellissimi.

non è il sequel di ‘Altrimenti ci arrabbiamo’

Due artisti presentano un film dedicato al calcio. L’attempato bullo di Marsiglia è solo il pretesto.
17 camere sono concentrate su Zinédine Zidane durante Real Madrid-Villareal.
ZIDANE, UN PORTRAIT DU 21e SIÈCLE
Francia/Islanda, 2006
Scritto e diretto da: Douglas Gordon et Philippe Parreno
Fotografia : Darius Khondji (uno tra i migliori al mondo)
Musiche originali : Mogwai
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D. Gordon, “Self-portrait as Kurt Cobain, as Andy Warhol, as Myra Hindley, as Marilyn Monroe”, 1996.

Caro il mio Kern, sai che quasi quasi…

Un paio di hot pants con la scritta ricamata a mano “campioni del mondo”, sono il motivo per il quale mi sto dannando per tornare ad avere il culetto di un tempo.
Un invito da parte sua (mica il primo che passa, oh!), invece, è il motivo per il quale mi sto allenando a:

1) tenere il broncio
2) leccarmi il capezzolo
3) gattonare
il tutto davanti allo specchio in mutande
e senza

Se non l’avete capito mi sto muovendo perché questo blog diventi presto un malinconico e incantevole blog porno.

F-E-R-M-A-T-E-M-I!

VENERDI’ oggi, sì: Joe Satriani (se trovo qualcuno disposto ad accompagnarmi a 2 ore d’ascolto di pura funambolia sulle corde)
SABATO Asian Dub Foundation
- “no non vengo, dico davvero, io non ho più l’età”
- “Ma se ci sei venuta anche lo scorso anno, e due anni fa!”
- “Ah, vabbè, non ricordo. Allora ci torno. Dimenticherò anche questo.”
DOMENICA C’è ancora “Jules et Jim” restaurato allo Spazio Oberdan? In alternativa mi limiterei a pizza&ceretta. “Ma tu, limonare mai?!” dice una voce alle mie spalle. Mi volto di scatto e non c’è nessuno.
LUNEDI’ Villa Arconati per Morrissey e riprendo finalmente a drogarmi.
MARTEDI’ smetto per la II volta di drogarmi. E mi trovo qualcosa da fare che abbia a che fare con la manipolazione e la ritualità.

…rende gli uomini liberi

Rincasando pensavo di trascinarmi a letto a leggere il giornale di ieri (tanto per stare q.b. sulla notizia). Resisto al sonno e mi siedo in studio dove trovo questo messaggio:

In riunione mi stava prendendo il panico a un certo punto e io ti guardo, lì, solida come una roccia. Sorridente, gentile, ferma. Fa niente se stavi pensando ad altro, giuro, non si vedeva. Sei una vera sicurezza. Se penso a quanto sei svitata, o che sei la stessa che ripeteva in loop “sono campione del mondo” proprio non ci credo, ma questo è quanto: arrendersi di fronte all’evidenza.

E io inizio a riconoscermi, a trovare finalmente il controllo, dopo tanti mesi passati a perderlo. E a fine giornata ci sono le stesse cose di sempre: sicurezza, gratitudine e sorpresa. E c’è quella facilità che avevo dimenticato.
Per un momento risento la mia voce – in questo chiacchiericcio che da tempo mi ripete “il lavoro è lavoro” – che finalmente risponde “non dite cazzate!”.

Niente può farmi davvero del male

L’intelligenza è la distanza tra chi eri destinato ad essere e chi sei diventato. Tra quello che altri sognavano per te e l’aderenza al sogno. E’ uguale a x meno tuo padre. E’ la misura di quanto si sono smussati gli spigoli con i quali sei venuto su. Ed è ordine ed è difficile.
Non ero destinata ad alcuna forma di fantasia o pietà. Tanto meno di dolcezza. E questo disamore che non provo, che non riesco a trovare in niente, è la lezione di mio padre che non avevo ancora imparato. E’ una lezione sulla dedizione.
Pertanto, diventare bella e non muovermi di un centimetro dalla voglia di vedere lui,
è la cosa più intelligente che io possa fare.
Perché l’intelligenza in realtà non ha niente a che fare con l’istinto di sopravvivenza.
Vorrei solo che qualcuno, più intelligente di me, mi dicesse se ha davvero senso, o se sto sbagliando tutto.

Il cavaliere: Chiediglielo. Lei è lì. Che cosa aspetti?

Cyrano: No. Sto prendendo il tempo di quanto posso stare senza respirare.
Il cavaliere: E quanto è passato da quando trattieni il fiato?
Cyrano: Ormai sembra un secolo.
Il cavaliere: Io però ti vedo respirare, a volte anche sospirare.
Cyrano: Faccio solo finta. Sollevo il petto e socchiudo la bocca.
Il cavaliere: E quanto durerà ancora?
Cyrano: Domani, domani passa.
Il cavaliere: Questa frase la ripeti ormai da settimane e settimane.
Cyrano: Lo so bene. Sto tenendo il tempo
Il cavaliere: E quando finalmente le parlerai cosa le dirai esattamente?
Cyrano: Che non c’è niente che lei possa fare per farmi del male. Davvero.