Bambolescente

La vita, il lunedì, l'arte contemporanea e le bombe

Re: tanto sei morto caro il mio BASQUIAT!

VI INVITO A VEDERLO/RIGUARDARLO ALLA LUCE DI TUTTO CIO’

Basquiat (1996) regia di Julian Schnabel
sottotitolo: Operazione Geniale: quando a un pittore sta sulle palle l’altro ma poi uno dei due muore e quello che rimane in vita allora alla prima occasione gli dedica un film biografico che è una presa per il culo.
julian_schnabel.jpg
- 80es – Agli artisti della generazione di Schnabel e Basquiat è andata benone (altro che sedia impagliata ad Arles!). Un nuovo giovane (come non mai) collezionismo fatto di pargoli di Wall Street insieme agli scandali dei Party newyorchesi riportati in prima pagina, diedero al divismo del pittore arrivista (Schnabel) del graffitaro rintronato (sì, Basquiat) man forte.
- 90es – A Schnabel non solo interessa portare un film in sala – tentazione alla quale hanno ceduto altri artisti come Robert Longo (Johnny Mnemonic), David Salle (Search and Destroy) e Cindy Sherman (Office Killer) – lui vuole autocelebrarsi e impiaccistrarsi di tanta gioia. Lo fa attraverso la storia contraffatta di Basquiat. Quest’ultimo, non a caso, sembra non avesse una grande opinione del pittore e dubito lo avrebbe mai scelto come biografo.
E di qui lo smacco:
Schnabel è onnipresente: Gary Oldman interpreta Albert Milo, un personaggio ricalcato sullo stesso Schnabel. L’appartamento/studio di Milo è lo spazio per una retrospettiva del regista, alcuni suoi enormi quadri coprono le pareti e si guadagnano lunghe inquadrature. Molte delle opere di Basquiat sono state riprodotte dalla mano del regista con divertiti interventi personali. In una delle scene dove Basquiat e Warhol collaborano alla Factory, sulle pareti si vedono parecchi silk-screen che ritraggono un giovane Schnabel in ottima forma (lavori che chiaramente Warhol non ha mai realizzato)…
Basquiat, in tutto questo, si droga e muore. Null’altro.
Il risultato è che Schnabel è un genio del crimine. E fa quadri bellissimi.

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11 Responses to “Re: tanto sei morto caro il mio BASQUIAT!”

  1. zephyr scrive:

    Davvero, il delitto perfetto.
    Chissà in quanti critici cinematografici l’hanno definito “omaggio” a Basquiat :)

  2. laura c scrive:

    sto appunto scrivendo “La nascita della critica cinematografica contemporanea”, un saggio breve che racconta la storia dell’editto – all’origine di questa ‘specialità’ – e di un banditore sempre ubriaco che dichiarò a gran voce, piazza dopo piazza, che da quel momento in avanti chiunque avrebbe potuto dire la sua cazzata.

  3. zephyr scrive:

    mi sembra di capire che i critici cinematografici non siano la tua categoria preferita… :)
    Non ne salvi proprio nessuno?

  4. laura c scrive:

    violetta bellocchio
    che, non a caso, non esiterei a definire altrimenti “un’amica che quando non mi porta al cinema quantomeno si premura di consigliarmi bene ed è un pozzo di suggestioni e informazioni di prima categoria e poi con lei parlo più che altro di maschi quindi non conta”

  5. axl scrive:

    ciao Laura,
    ci siamo conosciute durante Portogallo-Francia. Ti volevo salutare, non avendo la tua mail “uso” questo spazio.
    cheers
    axl

  6. zephyr scrive:

    bene, se trovo in giro qualcosa di suo lo leggerò, mi fido dei tuoi giudizi :)
    (ma commentare le partite si conoscono ragazze? ok, per i prossimi europei mi prenoto ;) )

  7. laura c scrive:

    Lo smacco sta nel fatto che quando si fa un film su qualcosa (o qualcuno) su cui il mondo non sa un granchè (e tutti vogliono sapere – è umana natura – soprattutto se comodamente sprofondati in poltrona), quello che c’è in quel film diventa tutto quello che il mondo sa (e saprà per molto tempo) su quel qualcosa o qualcuno.
    In questo potere risiede la grandezza del cinema biografico (e, spesso, storico). E non c’è colpa da attribuire ad alcuno in tutto ciò.
    Rimane il fatto che secondo me Basquiat era un artista mediocre.
    Che il valore del suo lavoro è salito dopo la produzione hollywoodiana e che guardacaso Schnabel tiene sempre ben ‘lucidata’ la sua collezione di Basquiat.

  8. mariodesantis scrive:

    OOhh finalmente qualcuno che lo dice! mediocre.quoto e sottoscrivo. sono d’accordo con te cara laura.Il vero guaio è che Basquiat è un po’ rockstar nella sua parabola di vita e dunque piace alle (relative) masse. E come artista è pure meno di un graffitaro, ma è’ il simbolo della democratizzazione dell’estetica. Di fatto, come le pop-star di Amici, non sa dipingere come quelli non sanno ballare e cantare. MA il senza-forma della sua “arte” (sarebbe un ossimoro, ma diciamo così) tanto è più facile tanto più diventa difficile da mettere in discussione.In più mettici l’essere borderline “de colore”.Intoccabile.Sono gli effetti della mescolanza tra arte e comunicazione, di cui pure noi bloggers siamo responsabili, poichè in libreria stanno spuntando sempre più “scrittori-basquiat”.penso che dal ’68 si sia messo in moto un maoismo dell’estica,della scrittura e del digitale dalle conseguenze imprevedibili.Azzerando la mediazione di “competenti del gusto” – classe media e intellettuali, come ha fatto mao con la rivoluzione culturale – ogni scarrafone è bello a mamma soia e gli entomologi so’ scarrafoni..ciao,con ammirazione (anche estetica) m.

  9. gabriele scrive:

    ho visitato ieri la mostra dedicata a basquiat che c’è a milano.
    ovviamente,vista anche la velocità della realizzazione di alcune cose esposte e la opacità di quelle del periodo “terminale”,diverse di queste sono discutibili..ma le più hanno una forza visiva impressionante.
    non se ne capisce l’ingrediente segreto,anche “smontandole”.sono difficilmente scomponibili.è un processo di stratificazione dove nessuno strato si può definire tale,ci si trovano il disordine e l’equilibrio;si riconosce tutto ciò che ha ispirato negli artisti a seguire che lo hanno ammirato pur non copiandolo.anche molta della computergrafica,anche quella degli ultimi tempi… ma non come forma di revival,come succede con la musica di quegli anni.
    anche a me il film sembra un po’ farlocco,come pure poco indicativo è downtown 81.
    ci sono alcune interviste carine in archivi vari.
    peccato gli appartenesse così ossessivamente una condizione razziale forse eccessiva x quegli anni(probabilmente dovuta più alla sua attitudine che al colore della sua pelle) che gli portano l’handicap di far ruotare troppi concetti intorno allo stesso perno.

  10. toninotortona scrive:

    Senza parole…

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