Entries from settembre 2006 ↓

Chiamami Zucchero

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Bella, Amore. Chiamami con uno di quei vezzeggiativi che usi con quelle delle quali non devi ricordare il nome. Uno di quelli che si sfoderano per le segretarie con o senza pizzicotto. Oppure, meglio ancora, chiamami zucchero, poi con un dito fai segno “piegati” e dammi un ordine qualsiasi.
Chiamami con uno schiocco di dita, o colpendo col palmo il bordo del letto, usa un gesto per dirmi “vieni” e poi trovane uno per dirmi “vattene”. Puoi farlo anche senza guardarmi, distrattamente. Starò attenta io ad ogni cenno, pronta ad essere puntuale e a dire sempre sì.
Hai il permesso di chiamarmi piccola quando mi dici “dimmelo se ti sto facendo male”.
E quando ti sarai finalmente dimenticato il mio nome io ti sarò grata.

Pink Tool

Mi è arrivato un regalo da New York.
E’ un libro da colorare – la maestrina si chinava amorevole sul banco per sussurrarti all’orecchio: “Rimani negli spazi, non uscire dai margini piccolo idiota!” - senza regole e senza fare troppo affidamento sulla vostra memoria visiva.
S’intitola Cunt Coloring Book e potete trovarlo qui oppure qui.

Pennarelli a punta grossa. Lo scopo è ghiacciarle, ammalarle, cancellarle, pietrificarle. Fatele piangere, sanguinare, parlare. Questo è quello che mi ha suggerito l’amico psichiatra appena rientrato dalla Grande Mela. Un cretino.

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Gentile Concessione dell’Artista

MacchianerAward 2006: Nomination

Da quando ho capito di essere una blogger erotica non riesco a pensare ad altro che al fisting anale.

Ho quindi ripercorso la mia vita con gli occhi di un tipico avventore grasso e yuppy del cinema PussyCat.
E ho compreso che tutta la pornografia ha diritto ad almeno un raffinato intellettuale, critico riguardoso del trash, che ne giustifichi la portata culturale. E che, a sua volta, il suddetto raffinato intellettuale, ha diritto, almeno una volta nella vita, a una pornodiva sul genere slandrona.

La copertina della mia tesi di laurea (giuro) dal titolo “Le vittime dell’autoscatto. Uno studio in memoria dei caduti dell’esibizionismo d’Avanguardia”.

MANUALE PER NON PIU’ GIOVINETTE /1

LEssON oNE
LE BUONE MANIERE A TAVOLA (*)
FRASI DA NON DIRE (mai più!) NEI PRIMI MINUTI DEL PRIMO APPUNTAMENTO :

1. Dopo il dolce, magari saliamo da me a prenderci reciprocamente in bocca qualsiasi arto, orpello vivo o brandello di carne possa entrare tra la lingua e i denti. Ti va?
2. Mi piacerebbe conversare con te e sentirti raccontare dei tuoi record da casello a casello, e di quanto un apneista sappia stare sott’acqua senza respirare e di quale sia e di quanto duri effettivamente la canzone più breve della storia (You Suffer dei Napalm Death non arriva a 2”, io sostengo). Ti spiacerebbe però rimandare a un’altra volta? Adesso vorrei solo tu allungassi in silenzio una mano sotto il tavolo, giusto per misurare il tempo che impiego a bagnarmi gli slip.
3. Si sta proprio bene in questo ristorante. Se tu fossi nudo e già sudato mi ci troverei come a casa.
4. Se voglio un sorbetto? Vorrei che tu mi mettessi nel letto per salirmi poi sulla schiena, e di lì fare quel che ti va. E se quel che ti va mi facesse un po’ male te ne sarei grata. Volentieri, il sorbetto dico.

*Apprendere la giusta posa e il contegno in occasione di un formale invito a cena da parte d’un gentiluomo. Ovvero: come diventare frigide, lungimiranti e senza troppe fantasie. Proprio come si addice ad una signorina in età da marito.

Postcard from Hell

tu continua a sorridere,
ti crederanno in vacanza su una bella spiaggia
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