Questa sera passate a trovarmi
a) La brevissima storia del disegno

Ci sono dei compromessi nella vita, e ci sono dei disegni, che sono il loro esatto contrario.
La storiografia;a del disegno risiede e si raggomitola in un breve racconto che coinvolge appena due generazioni e una sola famiglia.
John Thoreau è l’inventore della matita da disegno e costruisce la prima partendo da quanto gli offre un bosco. Poi, subito cambia attività, e inizia, in un proficuo scioglilingua, a fabbricare fabbriche che fabbricano matite. Nel luglio del 1845 il figlio, Henry, rinuncia all’eredità paterna e torna al bosco, sceglie quello di Walden per fare l’agronomo. Nella capanna di legno, che costruì con gli alberi tra gli alberi (quel mimetismo del nido che è saggezza e salvezza di ogni bestia, fatta eccezione per l’uomo) riempì un diario di appunti volti a dimostrare quanto poco costasse vivere coltivando e costruendosi tutto da sé. Dopo due anni torna nella casa del padre e bussa alle porte degli editori perché vuole che i suoi scritti diventino un libro, che intitolerebbe Walden, ovvero vita nei boschi.
n.b. Nessuna eroica figura, si evince agilmente, è coinvolta in questa storia. E nessuno dei suoi protagonisti, calcolatore e cartografie;e alla mano, saprebbe dire quante matite ci sono in un bosco.
b) Metter radici

Il lato interno del bosco è un segreto che, una volta svelato, rimane ancora tale.
Non serve una hostess o una guida per rendersi conto dell’evidenza: sopra le vostre teste potete notare le radici degli stessi alberi che abitano i disegni scendere su di voi fino a sfiorarvi.
Una bussola vi risponderebbe che siete proprio nel luogo in cui i disegni vanno a finire.
L’augurio è quello che possiate trascorrere un felice soggiorno nel lato interno del bosco e che non siate così sciocchi da credere con certezza di sapere cosa alberga oltre il soffitto.
Chi conosce bene un pezzo di terra, chi si muove in un bosco come nelle sue stesse tasche, o ha una collina della quale potrebbe disegnare il profilo con un dito a occhi chiusi, bene, questa gente ha quel pezzo di terra, lo ha tra la lingua e il palato, ne è proprietaria, ha messo radici, le radici del morso dei denti.
Questa gente ha imparato la tacita regolamentazione del luogo, ne contano i rospi dal canto o ne prevedono il cielo guardando a terra (cosa è umido, chi si è già andato a nascondere, se treman le foglie), ascoltando il suono del vento sanno dire esattamente in che verso e cosa sta colpendo.
Quello che fa Maria Francesca Tassi è metter radici, a matita.
Lei diventa proprietaria di un pezzo di terra, grande quanto è lungo un disegno.
E lì trova riposo.
MARIA FRANCESCA TASSI
IL LATO INTERNO DEL BOSCO
a cura di Laura Carcano
Questa sera: inaugurazione a partire dalle 18.30
Fino al 20/12
ARTOPIA V. Lazzaro Papi, 2 – Milano