Bambolescente

La vita, il lunedì, l'arte contemporanea e le bombe

Archive for ottobre, 2006

Stasera rimango a casa (di un altro)

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Questa sera, a partire dalle ore 21, su Macchiaradio il solito corale Flusso di Incoscienza e pochi, sporadici, momenti di saggezza dispensati agli Ascoltatori Mai Abbastanza Tutelati.
Salutiamo preventivamente l’amica Annamaria Bernardini de Pace e gli Amici del Podcast, che sanno preservare ad eterna memoria ogni singola goccia pisciata laddove sarebbe bene sorvolare.
In tv ci sarà “La Pupa e il Secchione” che noi useremo come tappeto e pretesto nei frequenti momenti di atarassia o afasia.
Il salotto buono (ma anche fottutamente colto, malvestito e all’apparenza strafatto di crack) di Paparino Neri promette cena etnica e chupitos a volontà per gli astanti. Ai microfoni presumibilmente non mancheranno: Matteo Bordone, Laura Carcano, Lorenzo De Marinis, Carlo Giuseppe Gabardini, Paolo Madeddu, Gianluca Neri, David Saltuari, Simone Tolomelli.
Chi perde la puntata può poi rifarsi con il podcast.

Lasciali pure sul comodino…

A me piace andare a letto con gli uomini che mi ricordano mio padre.
Beh, che c’è, l’avete già sentita questa?

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Seguo:
ero una mezzasega di bambinetta. Mio padre non avendo studiato aveva qualche difficoltà a scegliermi dei libri, che io chiedevo battendo i piedi. Ne trovai uno nello zaino di mia sorella. C’era una vecchia in una vasca da bagno con un atletico ragazzotto, erano ospiti in una SPA di lusso. Lei allungò il piede grinzoso e ossuto per afferrare al bel mantenuto qualcosa che questi teneva nascosto tra le gambe affondate nell’acqua calda. La vecchia, dopo tale sollazzo, avrebbe poi mandato in un macchinario letale il giovane per spremerne linfa vitale e riparare con il bibitone estratto alle rughe e ai danni del tempo ingiustamente subiti(*).
Mio padre ogni settimana mi trovava dei libri senza SPA e senza genitali in vista. Chiedeva in giro e si informava in biblioteca per trovare le cose più adatte alla mia corretta crescita, al mio curioso bisogno di informazione.
Prima di portarmi a letto, quindi, prego di lasciare un’attenta selezione bibliografica.
Lasciali pure sul comodino… Prima… Le regole sono queste.
In alternativa: portatemi prima a cena e, tanto per cambiare, raccontatemi qualcosa che non so.
* ringrazierei chiunque fosse in grado di dirmi il titolo di tanto capolavoro

IL LATO INTERNO DEL BOSCO

Questa sera passate a trovarmi
a) La brevissima storia del disegno
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Ci sono dei compromessi nella vita, e ci sono dei disegni, che sono il loro esatto contrario.
La storiografia;a del disegno risiede e si raggomitola in un breve racconto che coinvolge appena due generazioni e una sola famiglia.
John Thoreau è l’inventore della matita da disegno e costruisce la prima partendo da quanto gli offre un bosco. Poi, subito cambia attività, e inizia, in un proficuo scioglilingua, a fabbricare fabbriche che fabbricano matite. Nel luglio del 1845 il figlio, Henry, rinuncia all’eredità paterna e torna al bosco, sceglie quello di Walden per fare l’agronomo. Nella capanna di legno, che costruì con gli alberi tra gli alberi (quel mimetismo del nido che è saggezza e salvezza di ogni bestia, fatta eccezione per l’uomo) riempì un diario di appunti volti a dimostrare quanto poco costasse vivere coltivando e costruendosi tutto da sé. Dopo due anni torna nella casa del padre e bussa alle porte degli editori perché vuole che i suoi scritti diventino un libro, che intitolerebbe Walden, ovvero vita nei boschi.
n.b. Nessuna eroica figura, si evince agilmente, è coinvolta in questa storia. E nessuno dei suoi protagonisti, calcolatore e cartografie;e alla mano, saprebbe dire quante matite ci sono in un bosco.
b) Metter radici
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Il lato interno del bosco è un segreto che, una volta svelato, rimane ancora tale.
Non serve una hostess o una guida per rendersi conto dell’evidenza: sopra le vostre teste potete notare le radici degli stessi alberi che abitano i disegni scendere su di voi fino a sfiorarvi.
Una bussola vi risponderebbe che siete proprio nel luogo in cui i disegni vanno a finire.
L’augurio è quello che possiate trascorrere un felice soggiorno nel lato interno del bosco e che non siate così sciocchi da credere con certezza di sapere cosa alberga oltre il soffitto.
Chi conosce bene un pezzo di terra, chi si muove in un bosco come nelle sue stesse tasche, o ha una collina della quale potrebbe disegnare il profilo con un dito a occhi chiusi, bene, questa gente ha quel pezzo di terra, lo ha tra la lingua e il palato, ne è proprietaria, ha messo radici, le radici del morso dei denti.
Questa gente ha imparato la tacita regolamentazione del luogo, ne contano i rospi dal canto o ne prevedono il cielo guardando a terra (cosa è umido, chi si è già andato a nascondere, se treman le foglie), ascoltando il suono del vento sanno dire esattamente in che verso e cosa sta colpendo.
Quello che fa Maria Francesca Tassi è metter radici, a matita.
Lei diventa proprietaria di un pezzo di terra, grande quanto è lungo un disegno.
E lì trova riposo.
MARIA FRANCESCA TASSI
IL LATO INTERNO DEL BOSCO
a cura di Laura Carcano
Questa sera: inaugurazione a partire dalle 18.30
Fino al 20/12
ARTOPIA V. Lazzaro Papi, 2 – Milano