Bambolescente

La vita, il lunedì, l'arte contemporanea e le bombe

La questione di Bordone al Centro Sarca

Questa è televisione.
E io penso subito che sia il presupposto che le scuse siano completamente sbagliate. Il Centro Commerciale non è un luogo piacevole, è funzionale. La gente che va al centro commerciale torna a casa la domenica sera con i bambini addormentati sul sedile posteriore e il bagagliaio pieno di borse da scaricare. Stravolti, maledicono il momento in cui hanno messo piede fuori di casa.
Ma, va fatto.
Ti tengono al sicuro i pargoli sovreccitati, gratis e per tutto il tempo che vuoi, tra palline di plastica a giocare con altri mocciosi. Ci trovi sia il manico per il Mocio che ti si è rotto, sia le mozzarelle light che la grande adesso si è messa in testa di dimagrire. Compri in offerta la nave de I Pirati dei Carabi che tra solo tre mesi il piccolo mi compie sei anni. All’uscita mia moglie compra un pollo allo spiedo di Paolino che con la fatica che fa almeno la domenica evita di mettersi ai fornelli.
Il vero snobismo sta nel pensare che a loro piaccia, a me proprio no.
Non piace a nessuno.
Credere di avere buon gusto o di saper gustare la vita. Farne una questione di Gusto: ecco, questo proprio lo trovo insostenibile.
Il kitsch (che non è trash: significa popolare, comune ai più) è fatto soprattutto di esigenze pratiche, non di cattivo gusto. La statuetta segnatempo che vendono sulla passeggiata al lungomare costa poco, la compro in fretta, tenendo un gelato nell’altra mano e sarà un souvenir apprezzato da quei rincoglioniti dei miei suoceri.
Anche se non mi piace, mi serve.

Il kitsch è funzionale: risolve una vita di merda. Non connota una vita di merda.

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7 Responses to “La questione di Bordone al Centro Sarca”

  1. Smeerch scrive:

    Errore formale. Se ho ben capito cosa intendevi dire, avresti dovuto concludere con: “Il kitsch è funzionale. Risolve una vita di merda. Non denota una vita di merda. Al massimo la connota”. ;)

  2. bambolescente scrive:

    fammici pensare
    connota: connotati che rendono ricoscoscibile una vita come “una vita di merda”.
    forse hai ragione. bevo un caffè, prendo un’altra tachipirina che son stesa e ci penso.
    grazie.

  3. Smeerch scrive:

    DENOTARE: rar. dinotare, v. tr. [io denòto ecc.]
    1 manifestare, indicare, rivelare: un comportamento che denota insicurezza
    2 (filos. , ling.) designare sul piano della denotazione.
    CONNOTARE: v. tr. [io connòto ecc.] (filos. , ling.) definire, caratterizzare qualcosa mediante una sua proprietà.
    Prego.
    Rifletti pure con calma. ;)

  4. koshka scrive:

    Sottoscrivo in pieno

  5. barynia scrive:

    Ah ma allora Paolino ce l’avete anche voi.

  6. mario de santis scrive:

    Disussione complessa e che meriterebbe premese troppo lunghe per un commento.E mi dilungherò, lo so, mi scuso in anticipo. Ma la discussione è urgente e ci riguarda, voglio dire riguarda anche il mondo-blog e internet (oggi – 6 marzo -su repubblica Stefano Rodotà analizza i peccati e le virtù di internet. la chiave è l’interpretazione della democrazia: le scelte (di gusto) della massa sono sempre giuste a prescindere? l’elogio della cultura Pop offere il braccio al populismo, anche involontariamente. Mantenere alto il ivello di offerta culturale rischia ad ogni passo che la comunicazione non arrivi. Si continua così, dall’avanguardia russa – falcidiata dal populista stalin – all’avanguardia americana – falcidiata dalla libertà di scelta del cittadino medio, che non è stato l’uso del popo in senso ironico (trash?) e critico, ma l’uso adorante e feticista dello stesso. Ma ripeto, è questione lunga.
    Riporto piccola discussione privata: ho parlato a volte con un noto personaggio travestito della Tv italiana con cui lavoro delle sue apparizione, l’ultima ad “Amici”. Lui – che adora Wahrol e “proprio per questo” partecipa ad Amici – ha sempre difeso il programma e la De Filippi come un’opportunità per tutti rispetto alle chiuse elite dell’arte e dello showbiz.
    - per dirla parafrasandoti: “Amici” è funzionale al bisogno del singolo spettatore di passare dall’altra parte. Non dentota un artista di merda.O connota. Di certo non denota qualità artistica dei protagonisti che emergono – come al centro commerciale non si passa un bel pomeriggio né si comprano cose buone, ma in mancanza di meglio e di meglio abbordabile…. -
    la cosa curiosa è che però il meccanismo sta sfuggendo di mano. E la suddetta travesta me lo confermava, sotto sotto. Il pubbico ormai è ingovernabile, arrogante e “coatto”. E premia ovviamente i più “fighi” e non i più bravi artisticamente.
    Quindi il sogno pop degli autori di Amici – o la loro giustificazione “filosofica” mutuata sulla filosofia di Endemol, altro intellettuale prestato al pop – sta tracimando. Si segnalano irritazioni della stessa conduttrice che non riesce più a portare avanti l programma per colpa dell’invadenza del pubblico.
    E questo è il paradosso di Zenone per la cultura pop e la tv di oggi: un programma pensato per elevare lo spettatore a protagonista soffre per l’eccesso di protagonismo proprio degli spettatori – quelli sugli spalti e non i ragazzi in pista che dal momento in cui calcano la scena entrano a far parte inevitabilmente di un’elite. Le scelte democratiche possono essere scelte per la non-democrazia. Le scelte del pubblico di massa, avallate per contrastare – in questo caso – le “elite artistiche” diventano scelte tout court “contro l’arte”. non vince chi – dal basso – fa arte meglio degli imparruccati di Sanremo. Il pubblico non ascolta proprio “come” si canta.
    Cosa c’entra col centro commerciale? mi sembrava comunque un emblema dell’evoluzione della cultura pop, della società dello spettacolo e dei non-luoghi, evoluzione che sta spiazziando anche gli stessi estimatori e sostenitori dei suddetti fenomeni.
    E anche io come Bordone comincio a pensare che ricominciare a dire che qualcosa è brutto ( e per converso che qualcosa è “sbagliato”) non è indice di snobismo o di moralismo. E indice di scelta e scelta individuale. Poi c’è un problema specifico italiano: poichè abbiamo sofferto della sconfitta della cultura di sinistra di fronte al populismo berlusconiano, la cultura di sinistra si affretta a dire che “i barbari sono belli” (salvo poi starsene arroccati nelle proprie torri in pieno centro a milano).
    Ultimo esempio: la vicenda dei lucchetti a ponte milvio, quelli di 3msc: la sinistra li voleva togliere, la destra no, li difendeva. Veltroni era però per tenerli.interprentando una sinistra pop, che però non riesce a convincere i propri figli – perchè la cultura e la storia dell’arte sono da snob – ad attacarli possibilmente non su un monumento che ha 2500 anni…
    Alla fine i barbari veri ( gl indifendibili zingari rom) li hanno rubati, ricordandoci il vero valore-unità di misura della nostra società – di cui loro sono cartina tornasole: infatti tra valore e disvalore artistico, ci hanno ricordato che quei lucchetti vlagono un bel po’, tanto al kilo, al mercato del ferro e del rame. tse, cultura da centro commerciale…

  7. koshka scrive:

    Io ancora conservo una statuetta simil fontana di Trevi segnatempoatmosferico. Originale anni ’70 ormai la porporina meteo non funziona più ma se aspetto ancora un po’ mi passa come oggetto di modernariato

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