Bambolescente

La vita, il lunedì, l'arte contemporanea e le bombe

3/ I capezzoli: dai ciribiciaccolini al cloasma gravidico

Le donne parlano poco dei loro capezzoli. Citano spesso la massa delle tette, discutono sempre del sedere, a volte del loro ombelico, parecchio di unghie, ma mai dei capezzoli. La sola risposta che trovo a questa osservazione – una volta esclusi discrezione e imbarazzo – è che sono un punto debole, che a tutte piace farseli toccare e che solo a parlarne mandano quindi in agitazione.

1989 – Io stavo seduta davanti a masticare il Travelgum, in maniera da poter correre veloce, con una mano premuta sulla bocca, a dare un malrovescio all’autista perché accostasse per farmi scendere. Avevo fatto anche la coda di cavallo quella mattina, per non vomitarmi sui capelli.
All’estremità opposta del pullman c’era Doriana che aveva già le tette, e a me parevano enormi. Al tempo avevamo tutte i capezzoli rosa, di un colore così bello che mica potevi chiamarlo color carne. Poi da adulte ti tocca anche il cloasma gravidico, così si chiama quella sferzata di melanociti che fa diventare scuri anche i capezzoli se ti fai mettere incinta, o se ti fai venire una gravidanza isterica di tutto punto. Mentre considero ragionevole che ti si sfondino i fianchi, o che i muscoli vaginali ti vengano recisi con un colpo di forbici, trovo invece inutile e spietata la natura che ti tinge di nero i capezzoli, come fosse affar suo.
Doriana stava sui sedili in fondo a baciare con la lingua prima Guido e poi Fulvio, a seconda che il pullman andasse o tornasse dall’abbazia di Chiaravalle. Gli altri cantavano tutti in coro Albachiara, ma mica lo facevano apposta.
Nota a margine: l’onanismo nella canzone italica (chi respira piano, chi trova l’America e chi una carezza in un pugno…) è una tematica che questi ragazzini avrebbero affrontato solo molto più tardi, oppure mai.
Mentre a Chiaravalle il coro della Schola cantava allegro (come solo un canto gregoriano nell’oscurità di un abside sa essere) a me venivano toccati i capezzoli per la prima volta. La filastrocca me l’aveva insegnata mio papà e sotto la torre della Ciribiciaccola dotata di cinquecento ciribiciaccolini tentai di rispondere alla domanda Val pusè ona ciribiciaccola o cinqcent ciribiciaccolin? Non trovai risposta. Rodolfo mi aveva presa alle spalle e detto qualcosa che non avevo fatto in tempo a capire prima che arrivasse veloce con le mani sotto la mia maglietta. E, posso dirlo con certezza, da quella prima, fino all’ultima volta in cui mi hanno toccato i capezzoli mi è sempre, sempre, piaciuto.
Nota a margine per Andrea: i copricapezzoli li usano solo le ballerine di lap dance e le neo-mamme che non vogliono macchiarsi la camicetta. I copricapezzoli non sono un regalo da farsi a una donna, anche quando hanno dei led lampeggianti o un batacchio in bronzo, credimi.

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24 Responses to “3/ I capezzoli: dai ciribiciaccolini al cloasma gravidico”

  1. Velenero scrive:

    Voi donne siete così poco propense a parlarne, che nel post hai dimenticato di fare un’importante distinzione: c’è il capezzolo vero e proprio, il “chiodino” per intenderci, e poi c’è l’areola, ovvero l’area che circonda il capezzolo.
    D’accordo con te sul disappunto circa i capezzoli scuri e rilancio dicendo che sono più belli a vedersi quando non sono turgidi…

  2. bambolescente scrive:

    non turgidi…e quindi tu saresti tra gli apocalittici o tra gli integrati?

  3. Velenero scrive:

    Sono integralmente apocalittico…

  4. Smeerch scrive:

    Io invece mi integrerei volentieri.

  5. koshka scrive:

    Il mio gusto kitsch mi fa desiderare un paio di Titty Twister

  6. laura c scrive:

    ma voi signori, i capezzoli di una donna in pieno cloasma gravidico li avete mai visti? Dopo il vostro stesso svezzamento e non in un film del genere MILTF Mothers I’d Like To Fuck, intendo.
    una che non rinuncia ai Titty Twister non sa rinunciare a null’altro al mondo.

  7. Velenero scrive:

    Visti, visti…

  8. barynia scrive:

    Parlo poco dei miei capezzoli perché rosico, dannazione: sono minuscoli e rosa.

  9. laura c. scrive:

    rosa è un bel colore, il migliore per dei capezzoli. minuscoli è vago.

  10. barynia scrive:

    Raggio conico (?) 2 cm.

  11. Smeerch scrive:

    Non vorrei entrare in tecnicismi ma 2 cm mi sembra roba da ippopotamesse. Credo – e spero – che barynia intendesse il diametro dell’aureola. :)

  12. barynia scrive:

    Con buona pace degli ippopotami, la superficie comprensiva di areola, certo.

  13. mario De S. scrive:

    al capezzolo ci si deve poter appendere il reggiseno subito dopo averlo slacciato (non mi ricordo in che film l’ho visto..)…unico test per misurare bellezza turgida del capezzolo in sé ed eccitazione piena della fanciulla proprietaria del reggiseno (e dei capezzoli). quindi una certa “monumentalità” per me è una benedizione.

  14. marco scrive:

    ciao Bambolescente, e perdonami se mi intrometto…
    sono finito qui per caso, mi ha incuriosito il post…
    devo dirti che mi è molto piaciuta la delicatezza del tuo ricordo, gite scolastiche adolescenti, pullman pieni di ragazzetti ormonali, scoperte da tremacuoreche si intromettono in filastrocche infantili..da brividi, davvero….

  15. Smeerch scrive:

    Mario, vedo che guardiamo gli stessi film e dimentichiamo gli stessi titoli. :D

  16. brugola scrive:

    Manuel Fantoni li misurava come si misurano i chiodi “del sei”…

  17. tengi scrive:

    cioè ti hanno regalato un copricapezzoli?
    beh almeno è servito a togliere l’imbarazzo e scoprire il tabù!

  18. spad scrive:

    i capezzoli sono la mancia delle tette..

  19. marioski scrive:

    sai che ci sono dei cerottini color carne per mimetizzare i capezzoli quando metti una camicia trasparente? ma perchè una deve mettere una camicia trasparente se poi non vuol far vedere i capezzoli? come la barbie. mi fa paura ‘sta cosa.

  20. livefast scrive:

    in effetti no, non ne parlate. ed è un peccato, perché quando alla fine se ne trova una che ne parla diffusamente e particolareggiando, si apre tutto un mondo nuovo.

  21. Simone Cosimi scrive:

    Direi che spesso, però, non sanno che a loro piace. Quindi partono diffidenti per poi lasciarsi andare.

  22. Vero. Tutto. Dei Capezzoli non si parla mai! A me piace leggere questo blog perchè ogni tanto Laura caccia degli spunti interessanti di legame tra la natura umana e l’arte (roba inevitabile) ma con un’ottica particolare.
    Leggendo il post ed i vostri commenti, forse (ma dico forse) una spiegazione è che ogni donna ce li ha diversi, più diversi di quanto si possa avere vulva e pube.
    Il seno di ogni donna è diverso per struttura interna, per forma, per coppa. Così lo sono i capezzoli che, effettivamente, subiscono un pò di variazioni nel tempo, specialmente durante la gravidanza e l’allattamento.
    L’altro giorno stavo da Fnac, con un mio caro amico che ha mostrato un libro di un fotografo che ha immortalato solo donne dal seno grande o altrimenti dette “tettone”. Non mi ricordo il nome, in settimana provvedo e ve lo dico…In quel libro, hai voglia di guardare l’arte del capezzolo immortalato con style ;-)

  23. pippo scrive:

    Aspetto con ansia il titolo del libro…grazie.

  24. Laura Carcano scrive:

    Eros Ramazzotti, a una mia amica dal seno generoso, ha detto “piacere Eros, ehi, hai appena finito di allattare? è che ti vedo stanca”.

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