Bambolescente

La vita, il lunedì, l'arte contemporanea e le bombe

Archive for dicembre, 2007

Se non hai (più) un life-coach non sei nessuno

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Il mio life-coach è venuto a mancare. Sembra ieri che dispensava perle di saggezza per rendermi facile la vita. Solo ieri mi ha portata a Verona a vedere il balcone di Giulietta per spiegarmi l’Amore, si era pure scritto degli appunti sul palmo, per essere sicuro di non dimenticare i consigli fondamentali sul tema. Che il mio life-coach non è uno di quelli improvvisati che si vendono per poco a Soho o Melrose, per intenderci. A parte un maglione con le toppe di camoscio sui gomiti non ho mai potuto rimproverargli niente. Va detto, un grande uomo.
Dicevo, oggi è morto. Per mano di un cliente insoddisfatto, questa la pista che seguono gli investigatori.
Vorrei onorarne la memoria ricordandone alcuni preziosi consigli, che mi son costati un tot. di euro ciascuno.


- Se una cosa richiede meno di un minuto, falla subito


- Prenditi una etichettatrice, è l’oggetto più importante mai inventato, secondo solo alla corda.


- Ripulisci la borsa e le tasche ogni martedì.


- Una cosa o la fai subito, o la lasci perdere per sempre, o la deleghi.

Quel genio del mio life-coach, che era per me più che altro un amico, quasi un fratello, ora è stato ucciso. A quelli che finiscono morti così, morti male, li controllano in obitorio da cima a fondo. A lui, senza rovistare troppo, hanno trovato scritto su una mano

Laura, il segreto perché tua sia felice è

Il resto è stato amputato di netto.
Mi dispiace per la brutta figura che ha fatto non finendo il lavoro. Anche gli inquirenti – mi hanno confidato – si aspettavano di più da uno come lui.

Armeno tu nell’universo. Ovvero, innamorarsi di un coniglio

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Ora, se fai una trasmissione radio il cui format prevede semplicemente un sms inviato ai microfonabili che recita “stasera troviamoci verso le 22.30, ci sono i tramezzini e le tortillas” è chiaro che, nonostante il parterre autoriale di tutto rispetto, nessuno dei coinvolti abbia voglia di muovere un solo dito per prepararne i contenuti. Che ordinare la cena è la sola precauzione presa. È chiaro da qualche anno ormai, da che esistono dei microfoni nella cameretta di Gianluca Neri: i nostri non-sforzi sono tesi alla creazione del Supremo Format Scansafatiche.

Eravamo ormai certi di aver raggiunto questo obbiettivo, di averne redatto la dottrina (vincendo sui videomessaggi di The Club a mani basse). Ma, invece, arriva un coniglio. E tutto cambia…

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Il Signor Carcano

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Ogni benedetta domenica. Quando avevo otto anni la domenica pomeriggio si andava al teatro Sala Fontana oppure dai Colla o in altri che non ricordo. Si andava anche al cinema, ma molto meno, a causa di un trauma. Questo perché una volta papà sbagliò film credendo Antarika (o un titolo simile) fosse un bel film pieno di cagnolini, che aveva anche ragione solo che i cani morivano di fatica con la lingua insanguinata e le zampe rotte trainando slitte sul ghiaccio. A teatro non succedevano, invece, di queste cose.
Ogni benedetta domenica.

- Papà aspetta porta pazienza eh, che devo prendere la borsetta con i braccialetti e poi il pettine e mi dimentico qualcosa?
- Le caramelle, a teatro si portano le caramelle, se ti viene da tossire ne mangi una e ti passa.

Mio padre (che di anni ne aveva invece quasi 50) con me seduta di fianco in auto, faceva il giro delle case delle mie amichette e le raccoglieva. Queste si sistemavano sul sedile posteriore, molto meno prestigioso del mio. Ma anche il papà era il mio quindi nessuna si era mai permessa di discutere questa gerarchia.

Papà si fermava sulla porta a scambiare due parole con i loro genitori che sentivo dire

- Prenda almeno i soldi signor Carcano
- Ma no, si figuri, è un piacere, si fanno compagnia
- Guardi, non sappiamo proprio come ringraziarla. Ogni benedetta domenica… Lei è un santo.

E, allora, io a otto anni pensavo che tutti i genitori volessero liberarsi dei figli, tranne il mio.
Che sta nella foto e che sta sopra una roccia ed è invero molto bello.