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La gente che si sposa è stupida

Non mettiamo più la mano sul fuoco perché abbiamo capito che scotta
Non mangiamo più i funghi rossi coi puntini bianchi perché abbiamo capito che sono velenosi.

Non capisco come, con tutti i divorzi che ci sono, la nostra specie possa non avere ancora capito che non sa sposarsi. Che poi si fa male.

I miei momenti di festa delle donne

noallaviolenzasulledonne.pngIo mi fermo, gli torno incontro e gli dico piano, come si fa con i bambini “Non si parla alle ragazze che girano sole quando ha fatto buio. Potresti spaventarne qualcuna. Non si fa“. E gli punto il dito contro aspettando una risposta. Lo faccio quando ti dicono ciao bella, o chiedono dove vai, o se sei tutta sola e poi ti seguono per farti camminare veloce fino a casa.
Questi uomini non rispondono, fanno un gesto come dire “esagerata” al quale rispondo con quell’altro gesto che dice “spiegami allora…”.

Lo faccio da sempre. Un tempo mi reputavo una ragazzetta sconsiderata, recentemente anche. Ma qualcosa è cambiato. Se da giovane rispondevo a tono per dimostrare il mio personale orgoglio di periferia, ora non c’è più nulla di personale.

Lo faccio perché voglio fargli credere che non abbiamo paura. E, se noi non abbiamo paura, a quel punto giocare a spaventarci è un hobby del cazzo. Voglio pensino che sia finita la partita. Lo vorrei davvero, e quando mi giro e gli torno incontro un po’ questa cosa si avvera.

Sia chiaro, io sono pronta colpirli in rapidissima sequenza naso, gola e braccio destro, dovesse servire. Io ho le chiavi di casa strette nel pugno come una teppista, dovesse servire. Io sono ancora sconsiderata, è il mio fottuto imprinting.


Non vi sto invitando a fare altrettanto
.
Piuttosto, vi sto invitando a non avere paura la sera quando rincasate, non troppa. Perché mi piange il cuore a pensarvi spaventate

No alla violenza sulle donne

La primissima cosa che fai con un bambino

test-gravidanza.jpg

**La prima cosa che succede** è che fa male la pancia. Si sposta quel che c’è dentro di te in tutta fretta per lasciare spazio al bambino. Anche se è ancora così piccolo che certo non ha bisogno di tutto quello spazio e di tutta quella fretta. Ma tant’è. Ti fa male la pancia.
**No, prima di questo** dici ho un ritardo faccio il test che ne ho avanzato uno nel ‘97. Poi lo fai positivo e allora dici che deve essere scaduto. Vai in farmacia e chiedi il migliore, poi ci ripensi e ne chiedi uno qualsiasi, anzi, uno poco attendibile per cortesia. Ma tanto alla fine li compri tutti e al farmacista dici di farsi gli affari suoi che proprio non è il momento di farti la lezione.
**E dalla farmacia** (che sta nel quartiere di fianco a quello di fianco al tuo per esser certa di non trovarci le zie col misuratore della pressione al braccio e l’orecchio teso) li porti a casa impacchettati. Li apri come fosse Natale ma senza ringraziare del pensiero.
**Poi fai quel che devi fare** centellinando piscio qui e là nella misura indicata dalle istruzioni di ciascuno. Pare tu possa farne quanta ne vuoi senza preoccuparti degli argini, ma che sia abbastanza.
**Li metti in fila** distanziandoli bene tra loro, perché non possano influenzarsi o copiare dal vicino. E aspetti con loro. Aspetti con tutti i test che in quel momento immagini siano organici anche se non lo diresti mai, tipo i coralli. E tutte queste scatoline vive sono pure laboriose perché stanno facendo il loro lavoro mentre tu aspetti in silenzio per non disturbare che non sia mai.
**Le risposte sono positivo o negativo**, non puoi essere quasi incinta o molto incinta, non è contemplata la cosa. Eppure tu ti diresti molto incinta se fosse positivo, non certo incinta e basta. Tanto che ti metteresti pure a piangere da quanto saresti incinta.
Fumi l’ultima sigaretta. Dai appena un’occhiata ai test, che tanto già lo sai.
**Poi ti fa male la pancia** perché devi fare spazio al bambino.

Per “Barbara”:http://www.blimunda.net/?p=971

Un blog mattutino

Questo blog viene abbandonato spesso. Il più delle volte senza spiegazioni, altre con una scusa qualsiasi e allora si sente fortunato e la prende per buona questa scusa che si dice “qualsiasi”. Crede sempre a tu sei speciale ma e io sono fatto così e ho una vita incasinata, mica stavo da un’altra/o e, ancora, sì che sei speciale. Questo blog se le beve tutte le scuse quando viene abbandonato.
Questo blog al mattino si sveglia felice, con la musica dei Caraibi. Apre la finestra sul cortile, nota come “la finestra sul cortile”, rovescia il lenzuolo e risistema sul comodino il romanzo detto appunto “da comodino”. Quanta gioia e passerotti e raggi di sole su questo blog di primo mattino! – sembrano cantare i mariachi o i divi del merengue.
Questo blog uscendo dalla camera da letto si specchia nudo, per la prima e l’ultima volta nella giornata. Si piace, per la prima e l’ultima volta nella giornata.
Il resto della giornata si sente uno schifo, questo blog. Alla sera poi, alla sera vorrebbe andare alla prima a destra, seconda a sinistra e alla rotonda la prima a destra, altrimenti detto “andare a puttane”.
Questo blog è convinto di essere un blog mattutino, o un blog del mattino, o Biancaneve che prepara la colazione ai Nani.
Il resto della giornata lo passa come Helena Bonham Carter che prima impazzisce e poi muore o prima muore e poi impazzisce, a seconda della regia.
Questo blog, o lo aggiorni di primo mattino o non lo fai più. O lo aggiorni di primo mattino o ti tocca di trovare una scusa “qualsiasi” per dirgli perché lo stai abbandonando. Per “andare a puttane”.

keywords: “parli bene, ma conti meno di questo blog”; “il controtempo all’italiana funziona in modo che io ti volti le spalle prima che lo faccia tu”; “già che è mattino e risuonano i Caraibi e i passerotti e i Nani ne approfitto e penso un po’ a questo blog che conta più di te”; “che lo so che ancora sabato stavi a puttane, ma dolci, sì, lo so”.

La questione di Bordone al Centro Sarca

Questa è televisione.
E io penso subito che sia il presupposto che le scuse siano completamente sbagliate. Il Centro Commerciale non è un luogo piacevole, è funzionale. La gente che va al centro commerciale torna a casa la domenica sera con i bambini addormentati sul sedile posteriore e il bagagliaio pieno di borse da scaricare. Stravolti, maledicono il momento in cui hanno messo piede fuori di casa.
Ma, va fatto.
Ti tengono al sicuro i pargoli sovreccitati, gratis e per tutto il tempo che vuoi, tra palline di plastica a giocare con altri mocciosi. Ci trovi sia il manico per il Mocio che ti si è rotto, sia le mozzarelle light che la grande adesso si è messa in testa di dimagrire. Compri in offerta la nave de I Pirati dei Carabi che tra solo tre mesi il piccolo mi compie sei anni. All’uscita mia moglie compra un pollo allo spiedo di Paolino che con la fatica che fa almeno la domenica evita di mettersi ai fornelli.
Il vero snobismo sta nel pensare che a loro piaccia, a me proprio no.
Non piace a nessuno.
Credere di avere buon gusto o di saper gustare la vita. Farne una questione di Gusto: ecco, questo proprio lo trovo insostenibile.
Il kitsch (che non è trash: significa popolare, comune ai più) è fatto soprattutto di esigenze pratiche, non di cattivo gusto. La statuetta segnatempo che vendono sulla passeggiata al lungomare costa poco, la compro in fretta, tenendo un gelato nell’altra mano e sarà un souvenir apprezzato da quei rincoglioniti dei miei suoceri.
Anche se non mi piace, mi serve.

Il kitsch è funzionale: risolve una vita di merda. Non connota una vita di merda.

MANUALE PER NON PIU’ GIOVINETTE /1

LEssON oNE
LE BUONE MANIERE A TAVOLA (*)
FRASI DA NON DIRE (mai più!) NEI PRIMI MINUTI DEL PRIMO APPUNTAMENTO :

1. Dopo il dolce, magari saliamo da me a prenderci reciprocamente in bocca qualsiasi arto, orpello vivo o brandello di carne possa entrare tra la lingua e i denti. Ti va?
2. Mi piacerebbe conversare con te e sentirti raccontare dei tuoi record da casello a casello, e di quanto un apneista sappia stare sott’acqua senza respirare e di quale sia e di quanto duri effettivamente la canzone più breve della storia (You Suffer dei Napalm Death non arriva a 2”, io sostengo). Ti spiacerebbe però rimandare a un’altra volta? Adesso vorrei solo tu allungassi in silenzio una mano sotto il tavolo, giusto per misurare il tempo che impiego a bagnarmi gli slip.
3. Si sta proprio bene in questo ristorante. Se tu fossi nudo e già sudato mi ci troverei come a casa.
4. Se voglio un sorbetto? Vorrei che tu mi mettessi nel letto per salirmi poi sulla schiena, e di lì fare quel che ti va. E se quel che ti va mi facesse un po’ male te ne sarei grata. Volentieri, il sorbetto dico.

*Apprendere la giusta posa e il contegno in occasione di un formale invito a cena da parte d’un gentiluomo. Ovvero: come diventare frigide, lungimiranti e senza troppe fantasie. Proprio come si addice ad una signorina in età da marito.

adulti istruiti in numero superiore o uguale a 5

A Vanina alzarono la gonna in classe nell’intervallo. Erano in tre a guardarla mentre Guido Farrugi ridendo le assestava una sculacciata veloce.
Entrai in quel momento con la merendina ancora in bocca e mi voltai verso Guido dicendo senza urlare “ma che cazzo fai!?”. I bambini se ne andarono vergognandosi un po’.
E dopo qualche doveroso minuto di strascico dell’umiliazione Vanina smise di piangere al suo banco. Le chiesi “Va tutto bene?” e lei mi rispose “Sì, Guido è il solito cretino… adesso sono solo un po’ arrabbiata con quei tre che stavano zitti a guardare: sanno sempre cosa dire quelli e cosa è giusto e cosa no e poi, invece…”.

Non basta finire le elementari per imparare che “se in un’aula ci sono Vanina, tre bambini che guardano e Guido Farrugi” allora il risultato alla domanda “Quante persone ci sono in quella stanza?” è =5.
E devo constatare che, sebbene a me e a certi sociologi 5 sembrino già molte, evidentemente non bastano perché qualcuno in quella stanza dica qualcosa come “ma che cazzo fai?!” o “Come va?” perché Vanina non si senta sbagliata per giorni.

Una serata di confusa rinascita

Ieri sera mentre seguivo attentamente le mosse del bassista di Yann Tiersen e seguivo i conseguenti pensieri peccaminosi mi è sorta una domanda direttamente conseguente:
ma sto caspita di scudetto lo mettiamo sulla maglia o no alla fin fine?
È uno scudetto che ha un doppio significato eh, se mi dici così allora ne mettiamo due sciùr presidente così da non mandar in malora il significante e ho fatto bene a chiedere il numero a Stephane, che faccio, lo chiamo subito, sciùr presidente?

Caro il mio Kern, sai che quasi quasi…

Un paio di hot pants con la scritta ricamata a mano “campioni del mondo”, sono il motivo per il quale mi sto dannando per tornare ad avere il culetto di un tempo.
Un invito da parte sua (mica il primo che passa, oh!), invece, è il motivo per il quale mi sto allenando a:

1) tenere il broncio
2) leccarmi il capezzolo
3) gattonare
il tutto davanti allo specchio in mutande
e senza

Se non l’avete capito mi sto muovendo perché questo blog diventi presto un malinconico e incantevole blog porno.

Niente può farmi davvero del male

L’intelligenza è la distanza tra chi eri destinato ad essere e chi sei diventato. Tra quello che altri sognavano per te e l’aderenza al sogno. E’ uguale a x meno tuo padre. E’ la misura di quanto si sono smussati gli spigoli con i quali sei venuto su. Ed è ordine ed è difficile.
Non ero destinata ad alcuna forma di fantasia o pietà. Tanto meno di dolcezza. E questo disamore che non provo, che non riesco a trovare in niente, è la lezione di mio padre che non avevo ancora imparato. E’ una lezione sulla dedizione.
Pertanto, diventare bella e non muovermi di un centimetro dalla voglia di vedere lui,
è la cosa più intelligente che io possa fare.
Perché l’intelligenza in realtà non ha niente a che fare con l’istinto di sopravvivenza.
Vorrei solo che qualcuno, più intelligente di me, mi dicesse se ha davvero senso, o se sto sbagliando tutto.

Il cavaliere: Chiediglielo. Lei è lì. Che cosa aspetti?

Cyrano: No. Sto prendendo il tempo di quanto posso stare senza respirare.
Il cavaliere: E quanto è passato da quando trattieni il fiato?
Cyrano: Ormai sembra un secolo.
Il cavaliere: Io però ti vedo respirare, a volte anche sospirare.
Cyrano: Faccio solo finta. Sollevo il petto e socchiudo la bocca.
Il cavaliere: E quanto durerà ancora?
Cyrano: Domani, domani passa.
Il cavaliere: Questa frase la ripeti ormai da settimane e settimane.
Cyrano: Lo so bene. Sto tenendo il tempo
Il cavaliere: E quando finalmente le parlerai cosa le dirai esattamente?
Cyrano: Che non c’è niente che lei possa fare per farmi del male. Davvero.