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pardon, due calici di cazzi miei (vedere il bicchiere mezzo pieno)

Ho quasi 30 anni e ho smesso di bermi puttanate.
Ho iniziato, in compenso, a fingere di essermele bevute.
E ieri sera mi ha riempito almeno due bicchieri
.
Se le orecchie strabuzzassero oggi avrei due enormi parabole rosee ai due lati della faccia. Ma i padiglioni auricolari ascoltano e non reagiscono, però risuonano e, stamattina a casa sua, ripetevano in un coro polifonico “Ma che ci faccio qui io? Mi vedesse mio padre si vergognerebbe di me…”.
Perché io sono una principessina cazzutissima e tu no. E tu nemmeno lo sai.
E allora da mio padre ci vado, per farmi guardare da capo a piedi, per sapere cosa mi si legge in faccia. Ci vado subito da papà, a farmi ricordare come si fa trattare una principessina cazzutissima e a farmi prestare la sua pistola, che non si sa mai.
Primo flute: Stai tentando di dirmi che mi hai scopata per due ore consecutive perché hai trovato piacevole la nostra conversazione di prima a tavola? Così hai appena detto. Il nostro bel parlare di dieci minuti scarsi avrebbe solidamente eretto l’affare per poi invogliarti a giocare di sciabola tutta sera? Certo, se riesci a convincerti tu di una simile cazzata perché non dovrei riuscirci io che sono molto più elastica di te?
Pesante bicchiere da cognac: Vuoi sapere con quanti altri sono stata a letto da quando vedo te? Ma che bella domanda! Come dici? Ah, è solo una curiosità, la cosa non ti riguarda personalmente. Capisco. Non serve per caso a soppesare l’altro piatto della bilancia sul quale stanno stese quelle scimmiette che ti porti o vorrai portare nel letto? No, certo. Ecco, mio padre ti spaccherebbe quella faccia da moccioso se ti sentisse e sarebbe, invero, uno spettacolo sublime. Ma quasi dimenticavo: non servirebbe, ho io la sua pistola.
E la risposta è 42.*

[*]Se togli quei pochi giorni nei quali ti avevo lasciato perché mi avevi domandato con quanti uomini io stessi andando a letto, invece, la risposta è 0.

fiftyfifty.jpg

Lasciatelo dire,
nel perdermi, sei diverso da ogni altro uomo,
sei geniale, tu, nel farlo
e, insieme, mille volte più stupido.

La triangolazione della solitudine

Credo di essere innamorata di tutti e due – mi spiega l’amica ieri sera – il problema è che non so fare una scelta.
E io la sento dire questa cosa, poi la guardo e smetto di capirla e di ascoltarla.
Anche io, innamorata di 2 (scritto in cifre lo vedete meglio anche voi quanto è piccolo questo numero, che vorrei tanto fosse invece un multiplo di tre, quantomeno), dicevo: io che ne voglio due, ma che una scelta non la ho a disposizione, che non ho proprio niente a disposizione, so esattamente cosa vorrei.
Oggi c’è una collina e sopra c’è un uomo che guarda i lavori in corso e aspetta di vedere un tetto sopra quello che stanno costruendo.
C’è uno stadio affollato e un altro uomo che lì guarda i lavori in corso.
Ci sono questi due uomini che non si conoscono. Eppure io li vorrei nel mio letto oggi e per tutto il pomeriggio. Entrambi. Potrebbero fare anche amicizia tra loro nell’occasione. Potrebbero giocare alla PlayStation, poi schiacciarmi nel mezzo, e seguire i risultati delle partite. Si perderebbero in una eterna discussione in merito alla parcellizzazione dei corpi e ciascuno farebbe le sue capriole retoriche e io spererei la discussione avesse fine immediatamente per tornare a fare quello che stavamo facendo (tra la sfida a Pro Evolution Soccer e la fine dei primi tempi delle partite) e che mi piaceva tanto.
Se io fossi indecisa tra due uomini, in sostanza, non sarei affatto indecisa. La domenica, specialmente.

Simpatici egoriferimenti lacustri e la fine di un problema

C’è un piccolo lago sul quale si affaccia Mergozzo. C’è una setta di bikers buddisti che vivono tra questo paesino lacustre e Los Angeles. Poco dopo la strada per Bracchio, c’è un cancello sempre aperto e il vialetto in rapida salita che, con una svolta davanti a quella che era la casa del custode, porta all’ingresso principale. C’è un giardino che era trascurato prima che arrivassi io (con tutta la mia pietà per la decadenza di una certa levatura e con la voglia di rimettere insieme i pezzi, se non miei, quantomeno di qualche ettaro piantumato). C’è un viavai di gente ed un viavai di parole su parole su psicopatologie borghesi ed altri simpatici egoriferimenti che non trovano facilmente sosta. Basta una stretta di mano e un solo minuto per sapere davvero tutto di loro in una raffica di informazioni.
La decadenza e la mia pietà, appunto, cespugli di ortensie e salotti di persone. E il mio paziente intervento, per tutto questo melò.
Poi, una sera, mentre spiego all’ormai sessantenne batterista dei Deep Purple (un sosia machista di Elton John in canottiera) che quelli con i quali si è appena esibito erano una cover band della cittadina di Baveno e non i suoi compagni di un tempo, mentre faccio questa rivelazione al vecchio scoppiato, arriva Uno. Uno che, scoprirò presto, non tratta male i camerieri, che non ha sempre troppo freddo o troppo caldo. Uno che all’umorismo dà la stessa immane importanza che do io. Uno che conosce al millimetro la distanza da tenere da una signorina col pollice verde malamente innamorata di un altro: “sto a un millimetro, non uno in meno, non uno in più”. Uno che ti entra nel letto solo per curarti, e per farlo si tiene addosso i vestiti. Uno che, sono sicura, sa esattamente quale sia la cura più veloce, al contrario di me, che non sono poi così intelligente.
E’ il momento di approfittare di tanta furbizia altrui, e lasciarsi passare a prendere, ogni sera, se necessario.

Il tempo delle mele/1

* in grassetto i commenti delle amiche fatti puntandomi contro un dito
Ieri sera sono stata costretta dalle amiche a partecipare al Gruppo d’Ascolto (meglio sarebbe dire Gruppo di Autoaiuto) per Il tempo delle mele. Dove pensi di andare?! No. Stasera fai quello che ti diciamo noi. Lezioni di stile su Italia1, non si discute.
Ora, quando pensi che l’emotività di Sophie Marceau nel film sia più matura della tua oggi Laura, smettila di annuire in maniera assente con la testa cazzosantissimo si stanno solo baciando, e senza lingua! e che quella ragazzina propensa al pianto in fondo la sappia lunga Laura, adesso ti taglio con una bottiglia se non la smetti di strabuzzare gli occhi… allora, forse, Houston abbiamo un problema.
Alla festa: Sohpie va a riempirsi un bicchiere di succo di mele e lui le si avvicina da dietro per poi infilarle le cuffie e Dreams are my reality a different kind of reality Laura, io a una festa delle medie ti ho vista pasticciarti con uno peggio di Julia Taylor che di un lento romantico non te ne poteva fregare di meno… I dream of loving in the night and loving seems alright e adesso guarda come ti sei ridotta……although it’s only fantasy Adesso le prendi sul serio!.
Ci vorrebbe una bisnonna Pupette che ti prenda a calci in culo di qui a ogni portone della città.
I miei più sentiti ringraziamenti.

lavorare stanca

Ora, perfavore, andate alla finestra
e ditemi se vedete
un enorme bicchierone di mojito appoggiato in maniera precaria sulla balaustra di un balcone
se sentitele note latine di Alejandro Sanz e Louis Guerra voltate a palla
se a ben vedere c’è una tizia in bikini che legge il giornale stesa al sole
ecco
perché nel caso voi sareste i miei vicini di casa
mi portereste due salatini?

TITOLO DEL QUADERNO Few Questions

Non disegnavo da anni. E non ho dimenticato come si fa. Avevo però scordato perché si fa. E si disegna per chiedere qualcosa in cambio, fosse anche solo una risposta. Per chiederlo perfavore.

il primo disegno si intitola
QUESTO E’ IL MIO SOGGIORNO. SALI A FARE DUE CHIACCHIERE O A VEDERE UN FILM?

la televisione è nascosta dietro un ventilatore e alcune piante. La più alta è una Polyscias molto alta. Il suo nome è Walden, somiglia ad un intero bosco. Al muro bianco sono appese delle farfalle di carta anch’esse bianche. Una collezione di farfalle dal sapore chirurgico. Ci sono molte scatole bianche che io uso per fare ordine creando solo più confusione, perché non so redigere un’enciclopedia ragionata delle cose che ho in casa e che dovrebbero trovare posto. Le parole “questo è il mio soggiorno” sono scritte con un collage di lettere ritagliate da un giornale come fossero una minaccia. Ma sono l’esatto contrario in realtà. Davvero vorrei solo vedere un film.

il secondo disegno si intitola:
POSSO ESSERTI D’AIUTO?

Sono vestita da cameriera ai piani. Piove e sono fradicia. Tendo un ombrello verso di lui perché non si bagni. Lui si muove avanti e indietro parlando al telefono e io lo seguo per tenerlo al riparo dal temporale. Ho usato un contagocce per sciogliere la china. 22 gocce.

Queste sono le mie prime domande…

I migliori anni della nostra vita

La verità pura e semplice è che non ci so più fare. Che son passati anni da quando mi interessavo con onestà ormonale al genere maschile. Oggi invece, se parlo di uomini, “sto scherzando” e “è solo una battuta”.
E’ che appuntamenti-letto-relazioni applicati alla realtà diventano una categoria drasticamente ridicola e da rifuggire. Che scappare a gambe levate è la migliore delle pose possibili.
Che la sola idea di baciare chicchessia mi fa venire voglia di un qualsiasi intrattenimento alternativo: tipo riascoltare l’intera discografia di White Snake e Bad English in loop o passare i pomeriggi dando da mangiare ai piccioni.
Che solo con dosi massicce di chetamina potrei non irrigidirmi davanti a un approcio di tipo fisico. Che mi si dovrebbe assestare due ceffoni in piena faccia per convincermi a non battere in ritirata.
Che a me la sera piace addormentarmi stravolta dalla stanchezza, con la faccia tra le pagine di un saggio di Slavoj Zizek. Come pugili dopo un incontro, come gli ultimi sopravvissuti.

Il senso del blog: fare passi avanti

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laddove la cosa vi sembrasse stupida…
beh, sappiate che ho passato la mattinata a provarci con la sola forza del pensiero
Il senso di questo blog è far fare enormi passi avanti alla sua sciocca tenutaria.

fette di culo a go-go!

Ho visto una stronza (nota ai più come “la mia ex”) con un coltello, un guinzaglio e un cioccolatino. L’ho vista bene e non mi piace per niente. Il tizio (l’ex, certo) che fa delle puntatine tra il letto e il divano di lei mi piace ancora meno.
Lui esiste solo perché è l’ultimo rimasto a darle davvero corda.
A me hanno scassinato la portiera della macchina e sono certa basterebbe una botta ben assestata per sistemarla, io non ho un’autoradio e passo 90′ in macchina ogni giorno, non ho un i-Pod, non so con chi presentarmi al prossimo matrimonio al quale sono stata invitata, dovrei scrivere delle cose per la radio ma non so come si faccia e l’ultima volta che ho fatto sesso se non ricordo male doveva esserci la neve.
In tutto questo io non chiamo il mio ex perché mi venga in soccorso
e ne sono fiera
come l’ultima delle cretine.

La primavera a parole semplici

Ogni anno è la stessa storia: metto il pigiama, lavo i denti, mi ricordo di spostare di un’ora le lancette degli orologi e mi addormento. Sonni tranquilli, tutto normale nella fase REM.
Poi, ne sono certa, succede qualcosa a mia insaputa.
Fatto è che al mattino apro gli occhi e sono una cretina.
Occhio e croce devo avere quindici anni appena compiuti. Ho voglia di baci sotto il portone, panchine, faggi del Parco Nord, ultima fila del cinema. Ho voglia di bigliettini (bigliettini, capite!?) e di regalini (parlo di quegli orrorini solitamente fatti col cuore e non con il portafogli) e di gitarelle romantiche fuoriporta.
C’è anche tutto un immaginario erotico disdicevolissimo che si scatena e del quale è inutile vi parli (dovreste ricordare qualcosa se al liceo avete finto di occuparvi di politica come me).
“Beh, è normale”, “capita anche a me”, “a me no, ma è normale lo stesso” – mi direte voi. ”E’ voglia d’innamorarsi” – mi direbbe tristissimo Francesco Baccini.
E’ solo che nel mio caso è parecchio grave.
Dopo essere rimasta a letto per ore a rigirarmi in fantasie indicibili ho ritrovato lucidità per un istante e ho chiamato il mio fidanzato:
- Ci dobbiamo lasciare. – dico in un sol fiato non appena risponde.
- …? – mugugna assonnato.
- E’ che è primavera. E io ho quindici anni.
- Quindici… tantomeglio bambina… – ridacchia.
- Dico sul serio, stammi bene.
Provo a spiegarmi meglio usando le parole di un’amica (che applica il concetto alla serie TV “Lost”):
La gente va in giro buttando scintille dagli occhi e con una scritta enorme che gli campeggia sopra la testa tipo palloncino dei fumetti: SCOPAMI NEL BUCO CHE PREFERISCI, SE NON TI PIACCIONO QUELLI CHE HO PUOI SEMPRE TRAPANARMENE UNO APPOSTA SULLA SPALLA, IO SONO FELICE