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Sei: Praga e Gukanjima


Museo Kafka, china bianca e rossa, caffè e biro su carta.
Lo ho disegnato dopo aver letto questo, che è parte di “Le sei città delle mie tre vite” scritto da Babsi Jones.

Cinque: Mitrovica

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Mitrovica, china bianca e blu, caffè e biro su carta.
Lo ho disegnato dopo aver letto questo, che è parte di “Le sei città delle mie tre vite” scritto da Babsi Jones.

Quattro: Belgrado

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Belgrado, china bianca e rossa, caffè e biro su carta.
Lo ho disegnato dopo aver letto questo, che è parte di “Le sei città delle mie tre vite” scritto da Babsi Jones.

Tre: Ostuni e Skyros

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Ostuni o Skyros, china bianca e verde, caffè e biro su carta.
Lo ho disegnato dopo aver letto questo, che è parte di “Le sei città delle mie tre vite” scritto da Babsi Jones.

Due: Londra

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Londra, china bianca e rossa, caffè e biro su carta.
Lo ho disegnato dopo aver letto questo, che è parte di “Le sei città delle mie tre vite” scritto da Babsi Jones.

Uno: Milano

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Milano, china bianca e rossa, caffè e biro su carta.
Lo ho disegnato dopo aver letto questo, che è parte di “Le sei città delle mie tre vite” scritto da Babsi Jones.

IL LATO INTERNO DEL BOSCO

Questa sera passate a trovarmi
a) La brevissima storia del disegno
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Ci sono dei compromessi nella vita, e ci sono dei disegni, che sono il loro esatto contrario.
La storiografia;a del disegno risiede e si raggomitola in un breve racconto che coinvolge appena due generazioni e una sola famiglia.
John Thoreau è l’inventore della matita da disegno e costruisce la prima partendo da quanto gli offre un bosco. Poi, subito cambia attività, e inizia, in un proficuo scioglilingua, a fabbricare fabbriche che fabbricano matite. Nel luglio del 1845 il figlio, Henry, rinuncia all’eredità paterna e torna al bosco, sceglie quello di Walden per fare l’agronomo. Nella capanna di legno, che costruì con gli alberi tra gli alberi (quel mimetismo del nido che è saggezza e salvezza di ogni bestia, fatta eccezione per l’uomo) riempì un diario di appunti volti a dimostrare quanto poco costasse vivere coltivando e costruendosi tutto da sé. Dopo due anni torna nella casa del padre e bussa alle porte degli editori perché vuole che i suoi scritti diventino un libro, che intitolerebbe Walden, ovvero vita nei boschi.
n.b. Nessuna eroica figura, si evince agilmente, è coinvolta in questa storia. E nessuno dei suoi protagonisti, calcolatore e cartografie;e alla mano, saprebbe dire quante matite ci sono in un bosco.
b) Metter radici
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Il lato interno del bosco è un segreto che, una volta svelato, rimane ancora tale.
Non serve una hostess o una guida per rendersi conto dell’evidenza: sopra le vostre teste potete notare le radici degli stessi alberi che abitano i disegni scendere su di voi fino a sfiorarvi.
Una bussola vi risponderebbe che siete proprio nel luogo in cui i disegni vanno a finire.
L’augurio è quello che possiate trascorrere un felice soggiorno nel lato interno del bosco e che non siate così sciocchi da credere con certezza di sapere cosa alberga oltre il soffitto.
Chi conosce bene un pezzo di terra, chi si muove in un bosco come nelle sue stesse tasche, o ha una collina della quale potrebbe disegnare il profilo con un dito a occhi chiusi, bene, questa gente ha quel pezzo di terra, lo ha tra la lingua e il palato, ne è proprietaria, ha messo radici, le radici del morso dei denti.
Questa gente ha imparato la tacita regolamentazione del luogo, ne contano i rospi dal canto o ne prevedono il cielo guardando a terra (cosa è umido, chi si è già andato a nascondere, se treman le foglie), ascoltando il suono del vento sanno dire esattamente in che verso e cosa sta colpendo.
Quello che fa Maria Francesca Tassi è metter radici, a matita.
Lei diventa proprietaria di un pezzo di terra, grande quanto è lungo un disegno.
E lì trova riposo.
MARIA FRANCESCA TASSI
IL LATO INTERNO DEL BOSCO
a cura di Laura Carcano
Questa sera: inaugurazione a partire dalle 18.30
Fino al 20/12
ARTOPIA V. Lazzaro Papi, 2 – Milano

Il gioco di cambiare la vita a qualcuno

Vi racconto velocemente questa storia vera
così come la riesco a ricordare
dai tempi in cui la raccontavo ai miei studenti per iniziare a spiegare cosa fosse l’arte contemporanea.
Sophie trova lavoro come cameriera ai piani in un hotel. Viola il regolamento scattando fotografie nelle stanze. La ragazza indicizza in un archivio i dettagli di vita contenuti nei cassetti, nei bagagli e negli armadi dei clienti e ricostruisce la loro storia ricostruendone i pezzi.
Tempo dopo, Sophie vede ad una conferenza a Parigi un uomo. Senza sapere bene perché decide di non lasciarlo andare via così e lo inizia a seguire, prima fuori dal centro congressi, poi in aeroporto e fino a Venezia, e, ancora, nei bar dove sta seduto e a casa spiandolo dalla finestra del palazzo di fronte. Lo fotografa in tutta la privacy possibile, per molto, molto tempo.
Sophie più tardi chiama sua madre e le chiede “mi faresti seguire da un investigatore privato mamma, perfavore?”. La madre non sa bene, non capisce. Molti mesi più tardi Sophie scopre di essere stata davvero seguita quando la madre le fa recapitare a casa tutte le fotografie scattatele dal detective negli ultimi mesi.
Questa è Sophie.
Poi arriva Paul Auster, scrittore ricco e famoso
.
Lui sta lavorando a un nuovo romanzo Leviathan e, venuto a sapere dell’incredibile vita di Sophie decide di basare e scrivere su di lei il personaggio femminile di Maria. La storia dell’investigatore e quella dell’hotel ispirano però a Auster altre stranezze da far giocare nel romanzo alla sua Maria (Maria ogni giorno mangia cibi di un dato colore, il lunedì è tutto rosso, il martedì bianco…) inventando così pratiche che sono di Maria ma non di Sophie.
Sophie lo viene a sapere e non si offende. La ragazza inizia però a eseguire come un compito quanto Auster inventa per Maria. Sophie inizia anche la sua dieta per colori.
Sophie non vuole più vivere, vuole solo essere scritta da Paul Auster. “Scrivi ancora di me, Paul…”
Secondo Auster, Sophie pretende davvero molto e si spinge troppo oltre, lui si sente responsabile di quello che scrive e non vuole metterla in pericolo.
Le donne investono tutta la loro biografia in arte, gli uomini più raramente.
Il rapporto tra l’artista francese Sophie Calle e lo scrittore Paul Auster ha quindi fine. Rimane documentato in Leviatano e nei libri Double Game e Gotham Handbook.

Se trovate le edizioni limitate di questi due libri, perfavore, segnalatemelo. Mi venderei anche la Uno Turbo per una tiratura speciale.

Re: tanto sei morto caro il mio BASQUIAT!

VI INVITO A VEDERLO/RIGUARDARLO ALLA LUCE DI TUTTO CIO’

Basquiat (1996) regia di Julian Schnabel
sottotitolo: Operazione Geniale: quando a un pittore sta sulle palle l’altro ma poi uno dei due muore e quello che rimane in vita allora alla prima occasione gli dedica un film biografico che è una presa per il culo.
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- 80es – Agli artisti della generazione di Schnabel e Basquiat è andata benone (altro che sedia impagliata ad Arles!). Un nuovo giovane (come non mai) collezionismo fatto di pargoli di Wall Street insieme agli scandali dei Party newyorchesi riportati in prima pagina, diedero al divismo del pittore arrivista (Schnabel) del graffitaro rintronato (sì, Basquiat) man forte.
- 90es – A Schnabel non solo interessa portare un film in sala – tentazione alla quale hanno ceduto altri artisti come Robert Longo (Johnny Mnemonic), David Salle (Search and Destroy) e Cindy Sherman (Office Killer) – lui vuole autocelebrarsi e impiaccistrarsi di tanta gioia. Lo fa attraverso la storia contraffatta di Basquiat. Quest’ultimo, non a caso, sembra non avesse una grande opinione del pittore e dubito lo avrebbe mai scelto come biografo.
E di qui lo smacco:
Schnabel è onnipresente: Gary Oldman interpreta Albert Milo, un personaggio ricalcato sullo stesso Schnabel. L’appartamento/studio di Milo è lo spazio per una retrospettiva del regista, alcuni suoi enormi quadri coprono le pareti e si guadagnano lunghe inquadrature. Molte delle opere di Basquiat sono state riprodotte dalla mano del regista con divertiti interventi personali. In una delle scene dove Basquiat e Warhol collaborano alla Factory, sulle pareti si vedono parecchi silk-screen che ritraggono un giovane Schnabel in ottima forma (lavori che chiaramente Warhol non ha mai realizzato)…
Basquiat, in tutto questo, si droga e muore. Null’altro.
Il risultato è che Schnabel è un genio del crimine. E fa quadri bellissimi.

non è il sequel di ‘Altrimenti ci arrabbiamo’

Due artisti presentano un film dedicato al calcio. L’attempato bullo di Marsiglia è solo il pretesto.
17 camere sono concentrate su Zinédine Zidane durante Real Madrid-Villareal.
ZIDANE, UN PORTRAIT DU 21e SIÈCLE
Francia/Islanda, 2006
Scritto e diretto da: Douglas Gordon et Philippe Parreno
Fotografia : Darius Khondji (uno tra i migliori al mondo)
Musiche originali : Mogwai
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D. Gordon, “Self-portrait as Kurt Cobain, as Andy Warhol, as Myra Hindley, as Marilyn Monroe”, 1996.