a me piacciono i pretesti. ne prendo uno al volo.
è bello sapere che qualcuno in un indebito confronto cita RicchissimoCattelan (perchè ha visto la notizia di un liberatore di bambini passare al tiggì) ed esalta QuelloStronzoDiPicasso (perché al liceo lo ha visto riprodotto sull’Argan).
Da cosa iniziare? Dalla presunta validità didattica di MaestroArgan?
Dall’agenzia pubblicitaria che lavora per Maurizio Cattelan sghignazzandosela alla grande? Dalla vanità di uno vestito sempre con la solita t-shirt a righe alla marinaretta?
Da Hitler che prega dio in ginocchio e piange?
Inizierei con dio, sì.
Dio ha fatto l’uomo, e l’uomo ha fatto dei graffiti sulle pareti delle grotte, disegnando cose bruttissime ma poco importava perchè non era quello lo scopo. Tempo dopo l’uomo inventa le pareti di casa e le tappezzerie arabescate.
Ora, qualcuno deve aver messo in giro la voce che l’arte serve a fare
arredamento.
Arte su tappezzeria. Olio su tela.
Un altro tizio deve aver detto l’arte libera lo spirito, l’emotività, il karma e il chakra e le emorroidi: e allora giù con un’infinità di nudi in b/n e tramonti su spiaggia che come il nero vanno un pò con tutto.
Qualche altro deve aver fatto girare la voce che non capire un cappero d’arte contemporanea è lecito (“perchè a me quella roba proprio non piace”),quantomeno perchè costa troppa fatica informarsi a riguardo. Riviste dedicate, una ventina di inaugurazioni la settimana, almeno tre case editrici specializzate…. un sacco di roba faticosa che sarebbe appunto fatica sprecata.
E fino a qui tutto bene. Statisticamente a non saper nulla d’arte non si rischia una brutta figura in un campione di possibili conversazioni.
E’ solo che intorno noto accenni, ammiccamenti, come qualcuno volesse
saperne di più. Dicono senza dire. Informano senza sapere.
Sì ne sono certa, qualcuno ne vorrebbe sapere qualcosa di più. Perchè
tutto questo traffico di giovani artisti è pò un mistero (che in quanto tale viene spesso chiamato “bufala” o “farsa”). Perchè pare di soldi ne girino parecchi (io ho le mie percentuali). Perchè pare vi sia della nobiltà in tutto questo e “io non la vedo”.
Che poi lo so, a voi tutti piacciono Klimt, Escher, Schiele e Monet.
Che ai miei occhi è come dire mi piacciono Baudelaire, Benni e Bukowski.
Ed è perchè vi ci hanno fatto le magliette i poster e i puzzle, così come dei suddetti scrittori ci han fatto due palle ben gonfie.
il punto al quale volevo arrivare è questo:
Per parafrasare Moretti:
Ma come cazzo parli? Gli esempi sono importanti!
(pausa)
(poi ci ripenso)
mi sbaglio
l’esempio Cattelan vs Picasso era il solo possibile. Perfettamente calzante in quella situazione. Per tutti i motivi di cui sopra.
e poi liberté perdinci! che ciascuno alle pareti del salottino buono si appenda quel che vuole. Io nel mio micromonolocale ci ho messo roba bellissima che un giorno varrà un botto perché a decidere tali sorti siamo in sei.
E son tutti regali. tiè.
Entries Tagged 'jobbing?' ↓
Gli impiccati ti guardano dall’alto al basso
ottobre 29th, 2004 — jobbing?
siglaGF5
settembre 23rd, 2004 — jobbing?
Non mi inquieta il fatto una dozzina di tizi vengano rinchiusi in una casa. è la parte che preferisco. e non me la perdo.
Quello che non gradisco è chè poi vengano liberati. sguinzagliati.
Ad ogni modo
(sigla)
quest’anno (suspance) nella casa (suspance) del Grande Fratello stanno per entrare (suspance)
- Un attore di soap opera
- Una Valletta
- Una Iena
- e Sette, tra uomini e donne, destinati all’oblio.
come ogni anno.
BELLA FACCIA!
settembre 21st, 2004 — jobbing?
“offende la vista. AHHH mi ha accecato! Dovrebbero chiuderlo d’ufficio questo blog, come un forum di Al Qaeda”
e io sarei anche disposta a convenire con Lei, se Lei non fosse colui il quale ha messo mano alla grafica del mio blog alle 2.52 questa notte.
Essere produttivi dalle 9.00 alle 18.00 come tutti, no eh?
SINTOMI & POSTUMI
settembre 20th, 2004 — jobbing?
Sembro pettinata con le miccette
e qualsiasi cosa indossi mi calza come un pigiama fantasia.
Il lunedì vengo male.
Sbaglio continuamente profilo. Do il peggio di me.
E il fatto che anche gli altri non siano messi benone non mi consola affatto.
Ho imparato a leggere i segni:
1. pieghe a rondella dei capelli = blocbasternight o cena&dopocena romantico a seconda della conformazione del cespuglio.
2. tipologia e scala cromatica dell’occhiaia = indice variabile tra il toga party noioso e il discopub confuso.
3. grado di liquefazione dell’occhio = alcolici nazionali e/o esteri
4. gonfiore diffuso o localizzato = sempre e comunque (non è un postumo del weekend bensì un sintomo del lunedì.
A fine giornata
quello che più detesto è dover fare i conti col martedì perchè è solo lunedì. E secondo il più noto paradosso di Zenone potrebbe anche non arrivare mai.
del perchè odio i critici cinematografici
luglio 22nd, 2004 — jobbing?
TANTO SEI MORTO BASQUIAT
Basquiat (1996) regia di Julian Schnabel
sottotitolo:
L’OperazioneGeniale:
quando a un pittore sta sulle palle l’altro e uno dei due muore e quello allora gli dedica un film biografico che è una presa per il culo
Agli artisti della generazione di Schnabel e Basquiat è andata benone (altro che sedia impagliata ad Arles). Un nuovo giovane (come non mai) collezionismo alla Wall Street e gli scandali dei Party newyorchesi riportati in prima pagina diedero al loro divismo e talento man forte.
Il film è l’autocelebrazione di Schnabel attraverso la biografia del graffitista haitiano Basquiat, il quale sembra non avesse una grande opinione dello stesso Schnabel, e viceversa.
e di qui lo smacco:
Schnabel è onnipresente: Gary Oldman interpreta Albert Milo, un personaggio ricalcato sullo stesso Schnabel. L’appartamento/studio di Milo è il set di una mini-retrospettiva del regista, alcuni suoi enormi quadri coprono le pareti e si guadagnano lunghe in quadrature. La figlia di Milo è interpretata da Lola Schnabel e altri parenti circolano sul set davanti e dietro le macchine da presa. La colonna sonora è di Schnabel cantante o/e compositore. Molte delle opere di Basquiat sono state riprodotte dalla mano del regista. In una delle scene dove Basquiat e Warhol collaborano alla Factory, sulle pareti si vedono parecchi silk-screen che ritraggono un giovane e smilzo Schnabel, lavori che Warhol non ha mai realizzato.
Basquiat, in tutto ciò, si droga e muore. Null’altro.
Il risultato è che Schnabel è un genio del crimine. E fa quadri bellissimi.
Sei troppo giovane per…
luglio 19th, 2004 — jobbing?
“troppo giovane per” a sentirselo dire tante volte in una vita
una sceglie di dedicare un minuto di riflessione alla cosa, tanto per perder tempo, come servisse a qualcosa.
“troppo giovane per” è un motto di rigore al quale devo aver prestato giuramento senza nemmeno accorgermene.
Le ho fatte tutte. Per bocca e per cosce, per terra e per soldi, per naso e perfavore.
Troppo giovane bella ragazzina, non hai ancora finito le scuole medie….
Oggi, che vado lentamente per i Trenta, mi hanno detto che sono troppo giovane per fare carriera.
Sai cosa ti dico? Ho scelto di seguire, per una volta, il consiglio.
NON SONO UNA SIGNORA?
luglio 12th, 2004 — jobbing?
Avevo diciassette anni e facevo la Trip-designer in Costa Brava.
Occorrente:
- cartoncino doppio strato (se non ricordo male il Bristol è ottimo)
- cacciavite n.1 (per tagliare il tratteggio a trama fine dei fogli – reticolo con modulo di 5×5 tacche)
- trasferelli da cartoleria per bambini (grafica accattivante da associare ad un nome. Ricordo StarDrop, HolyCoin, FunnyBeast)
- novalgina in gocce o, ancor meglio, cerume (per il gusto amaro)
- null’altro
Il lungomare di Benidorm è un ecosistema chiuso. E’ un Paese dei Balocchi disegnato da gente di mezz’età con gli occhi in barella, un luna park dove i bambini non mettono piede perchè non ci trovano proprio niente da ridere. Il rumore è quello che avrebbe un’enorme sala giochi costruita nella Valle dell’Eco. Una Las Vegas scimmiottata e montata su peggio dell’originale. Grattacieli e discoteche venuti su come dalle mani della Lego.
La musica non va mai a dormire, nemmeno cede o sviene, mentre intorno a lei tutti cadono, uno ad uno, in pacifici conati di vomito o in raffiche di eiaculazioni stremate e annacquate. Gli ultimi smettono nel tardo pomeriggio di ritmare pugni al vento e di tenere il tempo trance agitando il collo, che urla di dolore sotto gli anestetici.