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Ti sei mai masturbato/a in ufficio? Magari in ascensore all’altezza del 4°piano, per dirne una.

Dici, non scrive mai questa bambolescente, che chissà poi cosa diamine avrà da fare di meglio. Dici, oggi è tornata a scrivere questa bambolescente, chissà quale cosa importante avrà quindi da scrivere.

Scrive che sente la Primavera.
Ah, be’, dici.

Solo che a me tocca fare le scale, a casa come al lavoro. Perché io la Primavera la sento negli ascensori. La sento forte. Solo tra ieri e oggi, ho pensato – nell’ordine – di farmi: un vecchio, un parente, un frocio, il Capo, il secchio del mocio della mia portinaia.
Le pulsazioni aumentano in modo insostenibile nell’avvicinarsi del 4°piano. Vedo i led dei numeri accendersi e spegnersi, 1… 2… Già al terzo mi viene voglia di staccarmi la pelle con le unghie. Arrivata al quinto mi sento meglio, anche se di poco. Al 6° piano posso riprendere un filo di fiato e in un quasi-sorriso dire ho dormito male a chi mi guarda strano.

Per distrarmi, penso quindi di aprire un forum internazionale sul tema “Ti sei mai masturbato/a in ufficio?”. Anche se, forse, non vale la pena darsi tanto da fare. Ci sarà pure un editore disposto a farlo per me.

Lasciali pure sul comodino…

A me piace andare a letto con gli uomini che mi ricordano mio padre.
Beh, che c’è, l’avete già sentita questa?

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Seguo:
ero una mezzasega di bambinetta. Mio padre non avendo studiato aveva qualche difficoltà a scegliermi dei libri, che io chiedevo battendo i piedi. Ne trovai uno nello zaino di mia sorella. C’era una vecchia in una vasca da bagno con un atletico ragazzotto, erano ospiti in una SPA di lusso. Lei allungò il piede grinzoso e ossuto per afferrare al bel mantenuto qualcosa che questi teneva nascosto tra le gambe affondate nell’acqua calda. La vecchia, dopo tale sollazzo, avrebbe poi mandato in un macchinario letale il giovane per spremerne linfa vitale e riparare con il bibitone estratto alle rughe e ai danni del tempo ingiustamente subiti(*).
Mio padre ogni settimana mi trovava dei libri senza SPA e senza genitali in vista. Chiedeva in giro e si informava in biblioteca per trovare le cose più adatte alla mia corretta crescita, al mio curioso bisogno di informazione.
Prima di portarmi a letto, quindi, prego di lasciare un’attenta selezione bibliografica.
Lasciali pure sul comodino… Prima… Le regole sono queste.
In alternativa: portatemi prima a cena e, tanto per cambiare, raccontatemi qualcosa che non so.
* ringrazierei chiunque fosse in grado di dirmi il titolo di tanto capolavoro

Chiamami Zucchero

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Bella, Amore. Chiamami con uno di quei vezzeggiativi che usi con quelle delle quali non devi ricordare il nome. Uno di quelli che si sfoderano per le segretarie con o senza pizzicotto. Oppure, meglio ancora, chiamami zucchero, poi con un dito fai segno “piegati” e dammi un ordine qualsiasi.
Chiamami con uno schiocco di dita, o colpendo col palmo il bordo del letto, usa un gesto per dirmi “vieni” e poi trovane uno per dirmi “vattene”. Puoi farlo anche senza guardarmi, distrattamente. Starò attenta io ad ogni cenno, pronta ad essere puntuale e a dire sempre sì.
Hai il permesso di chiamarmi piccola quando mi dici “dimmelo se ti sto facendo male”.
E quando ti sarai finalmente dimenticato il mio nome io ti sarò grata.

Pink Tool

Mi è arrivato un regalo da New York.
E’ un libro da colorare – la maestrina si chinava amorevole sul banco per sussurrarti all’orecchio: “Rimani negli spazi, non uscire dai margini piccolo idiota!” - senza regole e senza fare troppo affidamento sulla vostra memoria visiva.
S’intitola Cunt Coloring Book e potete trovarlo qui oppure qui.

Pennarelli a punta grossa. Lo scopo è ghiacciarle, ammalarle, cancellarle, pietrificarle. Fatele piangere, sanguinare, parlare. Questo è quello che mi ha suggerito l’amico psichiatra appena rientrato dalla Grande Mela. Un cretino.

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Gentile Concessione dell’Artista

MacchianerAward 2006: Nomination

Da quando ho capito di essere una blogger erotica non riesco a pensare ad altro che al fisting anale.

Ho quindi ripercorso la mia vita con gli occhi di un tipico avventore grasso e yuppy del cinema PussyCat.
E ho compreso che tutta la pornografia ha diritto ad almeno un raffinato intellettuale, critico riguardoso del trash, che ne giustifichi la portata culturale. E che, a sua volta, il suddetto raffinato intellettuale, ha diritto, almeno una volta nella vita, a una pornodiva sul genere slandrona.

La copertina della mia tesi di laurea (giuro) dal titolo “Le vittime dell’autoscatto. Uno studio in memoria dei caduti dell’esibizionismo d’Avanguardia”.