dicembre 19th, 2007 — Senza categoria
Per fare colpo su una ragazza a una festa il mio amico a un certo punto le dice
- Sai, io vado a Sanremo Giovani quest’anno. Puoi trovare già il mio disco.
E fin qui niente di strano, se non fosse che: 1) ha funzionato (anche se lei sta girando come una matta da stamattina per trovare un cd intitolato “Molta, molta voglia di te”. 2) lui è un giornalista Mediaset (ok, questo non è un dato a favore delle mie argomentazioni).
La gente è strana. Si lascia incantare dal mestiere altrui, e ci fa pure del sesso con questo mestiere. Come se per osmosi finisse per appartenergli un po’. E’ un’illusione, non è amore e non è nemmeno sexy. Queste facili passioni non hanno niente a che vedere con “le fantasie erotiche” sul genere oggi faccio l’autostop a Melegnano e mi faccio caricare da un camionista belga oppure voglio farmi sculacciare dal rettore di Yale.
Allora mi sono domandata quali cenni alla professione di un uomo potrebbero mai sedurmi
a) Nel pomeriggio ho dichiarato guerra a tal nazione b) Il mio vero nome è…. c) Ora riavvicinerò le due metà di questa donna, reciterò la formula magica e lei tornerà intera.
p.s. Ad ogni modo, io faccio la blogger, tesoro…
dicembre 16th, 2007 — Senza categoria
Il Sig. Carcano tossisce ininterrottamente da giorni. I medici lo hanno sdraiato e gli si sono fatti intorno.
Curioso – fa quello del paese di Momo – parrebbe maledetto come il singhiozzo.
Fa quello di belle speranze chiamato da Oleggio – Invero noioso come un fagotto.
Constata l’ultimo – Sommesso, va detto, come per non distrubare troppo – e con una gomitata mi dicono essere il più bravo di tutti i pneumatologi.
Il Sig. Carcano tossisce anche tenendo la bocca immobile, come se avesse dentro qualcuno che tossisce per lui. Il Sig. Carcano tossisce piano, come si fa quando solletica la gola.
Prima o poi smetterà – fanno prima di passare al secondo paziente.
La fidanzata del Sig. Carcano non riesce a smettere di parlare da giorni.
E’ come se mordesse e cantasse insieme – fa il primo.
Io di pazienti che le fila dei pettegolezzi le tiravan lunghe ne ho curati, ma tanti giorni non l’avevo mai visto, lo giuro.
Chiude l’ultimo – Non so che dire, se non che trovo difficile dire la mia con la paziente che continua a dire la sua – per poi accompagnarsi con gli altri dottori dall’ultima malata.
La Carcano sono giorni che piange.
E’ furba, simula un raffreddore ma la patologia è chiara – fa quello venuto da Momo puntandomi contro un dito. Le lacrime son vere – assaggia il dottorino sempre con un dito.
Guardate colleghi, come peggiora se solo provo ad accarezzarla! – sperimenta il primario usando un solo dito sulla mia tempia.
I medici ripiegano sottobraccio i tre lettini da visita e se ne vanno con tre buste di soldi (una per l’enfisema, una per la logorrea e una che non è niente).
Ora intorno al tavolo c’è il Sig. Carcano che non può smettere di tossire da giorni. C’è la sua fidanzata, che non può smettere di parlare da giorni. Ci sono io che non posso smettere di piangere da giorni.
Insomma, c’è questo tavolo – che mi dicono essere la mia famiglia – che proprio non può smettere di fare quello che sta facendo ininterrottamente da giorni.
Ma, forse, il Sig. Carcano tossisce come per dire “stai zitta” a lei che parla, oppure io piango per la pena del vederlo tossire o, forse, lei parla per distrarci dalla tosse e dal pianto, o io piango perché lei non tace.
O, forse, è che siamo fatti così in famiglia: che per quanto ci proviamo certi giorni non riusciamo a smettere. Bisogna essere pazienti.
dicembre 11th, 2007 — il catalogo ragionato della vita
Avete presente quel tizio mal vestito che mangia stando sulla porta del frigorifero, tutti i giorni? Avete presente quello stronzo che mente e spergiura per guadagnarsi un po’ di compagnia? Avete presente quel tizio che le prova tutte, che dice “Col cazzo che ho paura, tzé”, perché tanto si crede immortale? Avete presente quel tizio che pensa il lavoro sia tanto, se non tutto?
Ecco, io sono quel tizio.
Avete presente quel tizio che dice di sé “Io sono un tipo complicato, sai” e che poi fa quella mossa, quel gesto lì sul mento, quello che pare dire ho i miei problemi, sai?
Ecco, io non sono quel tizio, grazie al cielo.
dicembre 9th, 2007 — Senza categoria
Il mio life-coach è venuto a mancare. Sembra ieri che dispensava perle di saggezza per rendermi facile la vita. Solo ieri mi ha portata a Verona a vedere il balcone di Giulietta per spiegarmi l’Amore, si era pure scritto degli appunti sul palmo, per essere sicuro di non dimenticare i consigli fondamentali sul tema. Che il mio life-coach non è uno di quelli improvvisati che si vendono per poco a Soho o Melrose, per intenderci. A parte un maglione con le toppe di camoscio sui gomiti non ho mai potuto rimproverargli niente. Va detto, un grande uomo.
Dicevo, oggi è morto. Per mano di un cliente insoddisfatto, questa la pista che seguono gli investigatori.
Vorrei onorarne la memoria ricordandone alcuni preziosi consigli, che mi son costati un tot. di euro ciascuno.
- Se una cosa richiede meno di un minuto, falla subito
- Prenditi una etichettatrice, è l’oggetto più importante mai inventato, secondo solo alla corda.
- Ripulisci la borsa e le tasche ogni martedì.
- Una cosa o la fai subito, o la lasci perdere per sempre, o la deleghi.
Quel genio del mio life-coach, che era per me più che altro un amico, quasi un fratello, ora è stato ucciso. A quelli che finiscono morti così, morti male, li controllano in obitorio da cima a fondo. A lui, senza rovistare troppo, hanno trovato scritto su una mano
Laura, il segreto perché tua sia felice è
Il resto è stato amputato di netto.
Mi dispiace per la brutta figura che ha fatto non finendo il lavoro. Anche gli inquirenti – mi hanno confidato – si aspettavano di più da uno come lui.
dicembre 7th, 2007 — Senza categoria
Ora, se fai una trasmissione radio il cui format prevede semplicemente un sms inviato ai microfonabili che recita “stasera troviamoci verso le 22.30, ci sono i tramezzini e le tortillas” è chiaro che, nonostante il parterre autoriale di tutto rispetto, nessuno dei coinvolti abbia voglia di muovere un solo dito per prepararne i contenuti. Che ordinare la cena è la sola precauzione presa. È chiaro da qualche anno ormai, da che esistono dei microfoni nella cameretta di Gianluca Neri: i nostri non-sforzi sono tesi alla creazione del Supremo Format Scansafatiche.
Eravamo ormai certi di aver raggiunto questo obbiettivo, di averne redatto la dottrina (vincendo sui videomessaggi di The Club a mani basse). Ma, invece, arriva un coniglio. E tutto cambia…
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dicembre 5th, 2007 — Senza categoria

Ogni benedetta domenica. Quando avevo otto anni la domenica pomeriggio si andava al teatro Sala Fontana oppure dai Colla o in altri che non ricordo. Si andava anche al cinema, ma molto meno, a causa di un trauma. Questo perché una volta papà sbagliò film credendo Antarika (o un titolo simile) fosse un bel film pieno di cagnolini, che aveva anche ragione solo che i cani morivano di fatica con la lingua insanguinata e le zampe rotte trainando slitte sul ghiaccio. A teatro non succedevano, invece, di queste cose.
Ogni benedetta domenica.
- Papà aspetta porta pazienza eh, che devo prendere la borsetta con i braccialetti e poi il pettine e mi dimentico qualcosa?
- Le caramelle, a teatro si portano le caramelle, se ti viene da tossire ne mangi una e ti passa.
Mio padre (che di anni ne aveva invece quasi 50) con me seduta di fianco in auto, faceva il giro delle case delle mie amichette e le raccoglieva. Queste si sistemavano sul sedile posteriore, molto meno prestigioso del mio. Ma anche il papà era il mio quindi nessuna si era mai permessa di discutere questa gerarchia.
Papà si fermava sulla porta a scambiare due parole con i loro genitori che sentivo dire
- Prenda almeno i soldi signor Carcano
- Ma no, si figuri, è un piacere, si fanno compagnia
- Guardi, non sappiamo proprio come ringraziarla. Ogni benedetta domenica… Lei è un santo.
E, allora, io a otto anni pensavo che tutti i genitori volessero liberarsi dei figli, tranne il mio.
Che sta nella foto e che sta sopra una roccia ed è invero molto bello.
dicembre 5th, 2007 — Senza categoria
E’ un problema che conoscete bene quello della gestione del tempo e delle sgualdrine? Come fare, allora?
Non dovrete più preoccuparvi, ragazzi, da oggi per voi c’è L’Internet!
Ci penserà lui a indicizzare le cosce in comode sottocartelle, al fine di ottimizzare i tempi. Potrete inoltre usare i suoi agili motori di ricerca per trovare esattamente la mediocrità che cercate.
Scoparvi delle sciacquette non sarà mai stato così facile. E, allora cosa aspetti? Vieni anche tu su L’Internet!
*** Certo, va detto che poi magari non è che quando ti passerà il trastullo mi ritroverai esattamente lì dove mi hai lasciata prima di diventare cazzopupazzo72 in chat.
**** Che con tutti quelli che “sono solo curioso di capire com’è” o “ci faccio un’indagine per lavoro” o “sto studiando il fenomeno”… Si direbbe che la fuga dei cervelli sia da imputare a questo: che le nostre migliori menti scappino tutte su Meetic a lavorare ad importanti progetti.
dicembre 2nd, 2007 — appunti

**La prima cosa che succede** è che fa male la pancia. Si sposta quel che c’è dentro di te in tutta fretta per lasciare spazio al bambino. Anche se è ancora così piccolo che certo non ha bisogno di tutto quello spazio e di tutta quella fretta. Ma tant’è. Ti fa male la pancia.
**No, prima di questo** dici ho un ritardo faccio il test che ne ho avanzato uno nel ‘97. Poi lo fai positivo e allora dici che deve essere scaduto. Vai in farmacia e chiedi il migliore, poi ci ripensi e ne chiedi uno qualsiasi, anzi, uno poco attendibile per cortesia. Ma tanto alla fine li compri tutti e al farmacista dici di farsi gli affari suoi che proprio non è il momento di farti la lezione.
**E dalla farmacia** (che sta nel quartiere di fianco a quello di fianco al tuo per esser certa di non trovarci le zie col misuratore della pressione al braccio e l’orecchio teso) li porti a casa impacchettati. Li apri come fosse Natale ma senza ringraziare del pensiero.
**Poi fai quel che devi fare** centellinando piscio qui e là nella misura indicata dalle istruzioni di ciascuno. Pare tu possa farne quanta ne vuoi senza preoccuparti degli argini, ma che sia abbastanza.
**Li metti in fila** distanziandoli bene tra loro, perché non possano influenzarsi o copiare dal vicino. E aspetti con loro. Aspetti con tutti i test che in quel momento immagini siano organici anche se non lo diresti mai, tipo i coralli. E tutte queste scatoline vive sono pure laboriose perché stanno facendo il loro lavoro mentre tu aspetti in silenzio per non disturbare che non sia mai.
**Le risposte sono positivo o negativo**, non puoi essere quasi incinta o molto incinta, non è contemplata la cosa. Eppure tu ti diresti molto incinta se fosse positivo, non certo incinta e basta. Tanto che ti metteresti pure a piangere da quanto saresti incinta.
Fumi l’ultima sigaretta. Dai appena un’occhiata ai test, che tanto già lo sai.
**Poi ti fa male la pancia** perché devi fare spazio al bambino.
Per “Barbara”:http://www.blimunda.net/?p=971
luglio 17th, 2007 — Le Mezze Stagioni
Gressoney è impassibile

Il mio amico Francesconi lo scorso anno saliva sulle montagne e le abbassava. E io gli dicevo che lui era un artista contemporaneo che lavorava sul delirio di onnipotenza
. Con uno zaino vuoto e quel po’ di fiato, arrivava fin dove si poteva. Poi, armato di scalpello, ne rimuoveva la cima, quella dove sta piantata la bandierina, per intenderci. La cima a quel punto era solo un sasso e la metteva nello zaino. A fatica tornava a valle per portarla fino alla galleria d’arte che l’avrebbe esposta al vernissage in una teca di vetro.
Si era messo anche a uccidere piccoli fiumi che entravan nel Po, e a straziare il cuore di un’ignara fanciulla in amore, divenuta opera d’arte. Ma, mentre i piccoli fiumi e i cuori sembrano soffrire, derisi dall’artista beffardo in delirio di onnipotenza, le montagne invece se ne infischiano.
Le montagne sono impassibili e tu le vedi e sei poco o niente. Perché smettano di guardarti dall’alto in basso devi salirci. Per ricordarti che sulle tue gambe sai far ben poco ci sono le funivie e le gallerie scavate da parte a parte e le cordate, i ramponi e il semplice bastone da passeggio (che sembra poca cosa). Son le montagne a fare il buono e il cattivo tempo, mentre tu, ridicolo, ti infili e sfili di continuo la giacca pesante, quelle giocano a fare le ombre.
Se ti metti in testa di fare un torto a una montagna o di conquistarla sei un illuso. Quelle, quando tu vai a dormire col sapore di grappa e l’idea di una colazione al sacco in fondo al sentiero, quelle nemmeno ti pensano.
giugno 27th, 2007 — ora mi ricordo!
Le donne parlano poco dei loro capezzoli. Citano spesso la massa delle tette, discutono sempre del sedere, a volte del loro ombelico, parecchio di unghie, ma mai dei capezzoli. La sola risposta che trovo a questa osservazione – una volta esclusi discrezione e imbarazzo – è che sono un punto debole, che a tutte piace farseli toccare e che solo a parlarne mandano quindi in agitazione.
1989 – Io stavo seduta davanti a masticare il Travelgum, in maniera da poter correre veloce, con una mano premuta sulla bocca, a dare un malrovescio all’autista perché accostasse per farmi scendere. Avevo fatto anche la coda di cavallo quella mattina, per non vomitarmi sui capelli.
All’estremità opposta del pullman c’era Doriana che aveva già le tette, e a me parevano enormi. Al tempo avevamo tutte i capezzoli rosa, di un colore così bello che mica potevi chiamarlo color carne. Poi da adulte ti tocca anche il cloasma gravidico, così si chiama quella sferzata di melanociti che fa diventare scuri anche i capezzoli se ti fai mettere incinta, o se ti fai venire una gravidanza isterica di tutto punto. Mentre considero ragionevole che ti si sfondino i fianchi, o che i muscoli vaginali ti vengano recisi con un colpo di forbici, trovo invece inutile e spietata la natura che ti tinge di nero i capezzoli, come fosse affar suo.
Doriana stava sui sedili in fondo a baciare con la lingua prima Guido e poi Fulvio, a seconda che il pullman andasse o tornasse dall’abbazia di Chiaravalle. Gli altri cantavano tutti in coro Albachiara, ma mica lo facevano apposta.
Nota a margine: l’onanismo nella canzone italica (chi respira piano, chi trova l’America e chi una carezza in un pugno…) è una tematica che questi ragazzini avrebbero affrontato solo molto più tardi, oppure mai.
Mentre a Chiaravalle il coro della Schola cantava allegro (come solo un canto gregoriano nell’oscurità di un abside sa essere) a me venivano toccati i capezzoli per la prima volta. La filastrocca me l’aveva insegnata mio papà e sotto la torre della Ciribiciaccola dotata di cinquecento ciribiciaccolini tentai di rispondere alla domanda Val pusè ona ciribiciaccola o cinqcent ciribiciaccolin? Non trovai risposta. Rodolfo mi aveva presa alle spalle e detto qualcosa che non avevo fatto in tempo a capire prima che arrivasse veloce con le mani sotto la mia maglietta. E, posso dirlo con certezza, da quella prima, fino all’ultima volta in cui mi hanno toccato i capezzoli mi è sempre, sempre, piaciuto.
Nota a margine per Andrea: i copricapezzoli li usano solo le ballerine di lap dance e le neo-mamme che non vogliono macchiarsi la camicetta. I copricapezzoli non sono un regalo da farsi a una donna, anche quando hanno dei led lampeggianti o un batacchio in bronzo, credimi.