Bambolescente

La vita, il lunedì, l'arte contemporanea e le bombe

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Auguri, neh

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Io vi auguro un buon Natale e tanta felicità
ma tanta davvero.

Prendete me, e il mio Natale pieno di allegre icone caratteristiche della festa:
ho un elfo del villaggio di Ambra Orfei alto due metri ospite sul divanoletto, ho una tale ansia da abbandono che da giorni faccio la ronda tra amici e parenti per essere certa vogliano ancora vedermi e ho speso due stipendi in regali perché mi vogliano bene per sempre. Ho sognato che Babbo Natale mi diceva che di regali per me non gliene sono mica arrivati, “però se vuoi puoi stare tra le renne e correre” – mi diceva nel sogno.

Prendete me, e le mie allegre icone natalizie
e siate felici,
tanto.

Che lavoro deve fare un uomo per conquistare una donna?

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Per fare colpo su una ragazza a una festa il mio amico a un certo punto le dice
- Sai, io vado a Sanremo Giovani quest’anno. Puoi trovare già il mio disco.
E fin qui niente di strano, se non fosse che: 1) ha funzionato (anche se lei sta girando come una matta da stamattina per trovare un cd intitolato “Molta, molta voglia di te”. 2) lui è un giornalista Mediaset (ok, questo non è un dato a favore delle mie argomentazioni).

La gente è strana. Si lascia incantare dal mestiere altrui, e ci fa pure del sesso con questo mestiere. Come se per osmosi finisse per appartenergli un po’. E’ un’illusione, non è amore e non è nemmeno sexy. Queste facili passioni non hanno niente a che vedere con “le fantasie erotiche” sul genere oggi faccio l’autostop a Melegnano e mi faccio caricare da un camionista belga oppure voglio farmi sculacciare dal rettore di Yale.
Allora mi sono domandata quali cenni alla professione di un uomo potrebbero mai sedurmi
a) Nel pomeriggio ho dichiarato guerra a tal nazione b) Il mio vero nome è…. c) Ora riavvicinerò le due metà di questa donna, reciterò la formula magica e lei tornerà intera.

p.s. Ad ogni modo, io faccio la blogger, tesoro…

Una storia vera di pazienti

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Il Sig. Carcano tossisce ininterrottamente da giorni
. I medici lo hanno sdraiato e gli si sono fatti intorno.
Curioso – fa quello del paese di Momo – parrebbe maledetto come il singhiozzo.
Fa quello di belle speranze chiamato da Oleggio – Invero noioso come un fagotto.
Constata l’ultimo – Sommesso, va detto, come per non distrubare troppo – e con una gomitata mi dicono essere il più bravo di tutti i pneumatologi.
Il Sig. Carcano tossisce anche tenendo la bocca immobile, come se avesse dentro qualcuno che tossisce per lui. Il Sig. Carcano tossisce piano, come si fa quando solletica la gola.
Prima o poi smetterà – fanno prima di passare al secondo paziente.

La fidanzata del Sig. Carcano non riesce a smettere di parlare da giorni.
E’ come se mordesse e cantasse insieme – fa il primo.
Io di pazienti che le fila dei pettegolezzi le tiravan lunghe ne ho curati, ma tanti giorni non l’avevo mai visto, lo giuro.
Chiude l’ultimo – Non so che dire, se non che trovo difficile dire la mia con la paziente che continua a dire la sua – per poi accompagnarsi con gli altri dottori dall’ultima malata.

La Carcano sono giorni che piange.
E’ furba, simula un raffreddore ma la patologia è chiara – fa quello venuto da Momo puntandomi contro un dito. Le lacrime son vere – assaggia il dottorino sempre con un dito.
Guardate colleghi, come peggiora se solo provo ad accarezzarla! – sperimenta il primario usando un solo dito sulla mia tempia.

I medici ripiegano sottobraccio i tre lettini da visita e se ne vanno con tre buste di soldi (una per l’enfisema, una per la logorrea e una che non è niente).

Ora intorno al tavolo c’è il Sig. Carcano che non può smettere di tossire da giorni. C’è la sua fidanzata, che non può smettere di parlare da giorni. Ci sono io che non posso smettere di piangere da giorni.
Insomma, c’è questo tavolo – che mi dicono essere la mia famiglia – che proprio non può smettere di fare quello che sta facendo ininterrottamente da giorni.

Ma, forse, il Sig. Carcano tossisce come per dire “stai zitta” a lei che parla, oppure io piango per la pena del vederlo tossire o, forse, lei parla per distrarci dalla tosse e dal pianto, o io piango perché lei non tace.
O, forse, è che siamo fatti così in famiglia: che per quanto ci proviamo certi giorni non riusciamo a smettere. Bisogna essere pazienti.